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Le Osservazioni del Comitato CEDAW e le donne con disabilità

23-02-2024 16:03 - News
Collage di quattro immagini di donne con disabilità: una donna cieca dà da mangiare al suo cane guida; una donna con sindrome di Down accenna un sorriso mentre poggia il dorso della mano sul mento; particolare delle mani di una donna sorda che comunica con la lingua dei segni; una donna con una protesi al braccio vestita elegantemente tiene in mano una tazza di the.
«Le esperte del Comitato CEDAW hanno ascoltato le voci delle ragazze e delle donne con disabilità. Ora abbiamo strumenti validati per chiedere al nostro Paese che è giunta l’ora di eliminare le discriminazioni», così il Forum Italiano sulla Disabilità ha commentato la pubblicazione delle Osservazioni conclusive sull’ottavo rapporto periodico dell’Italia prodotte dal Comitato ONU che monitora l’applicazione della CEDAW, la Convenzione sull’eliminazione della discriminazione nei confronti delle donne. Quella che segue è un’analisi sul rilievo dato alle istanze delle ragazze e delle donne con disabilità in questo importante documento.

Come abbiamo avuto modo di accennare, il 19 febbraio, a Ginevra, si è conclusa l’87^ Sessione del Comitato ONU per l’eliminazione della discriminazione contro le donne, ovvero l’organismo indipendente che monitora l’attuazione della CEDAW (la Convenzione ONU sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne), promulgata nel 1979 e ratificata dall’Italia con la Legge 132/1985. L’evento ha riguardato in particolare anche il nostro Paese, giacché in quest’ultima Sessione il Comitato CEDAW ha espresso le sue Osservazioni conclusive sull’ottavo rapporto ufficiale trasmesso dall’Italia nel marzo 2022 (esso è disponibile a questo link). Infatti tutti i Paesi che hanno ratificato la Convenzione si sono impegnati ad inviare dei rapporti periodici per rendicontare le attività svolte in attuazione del trattato. Oltre ai rapporti dei Governi, il Comitato CEDAW acquisisce anche i rapporti trasmessi dalle Organizzazioni della società civile – i cosiddetti Rapporti Ombra – che esprimono il punto di vista dei soggetti interessati e, per quel che riguarda gli aspetti della disabilità, in genere sono curati in modo impeccabile dal Forum Italiano sulla Disabilità (FID).

Tornando alle Osservazioni conclusive sull’ottavo rapporto periodico dell’Italia prodotte dal Comitato CEDAW (disponibili in lingua inglese a questo link) segnaliamo la prima nota di commento promulgata “a caldo” da D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza (CEDAW: raccomandazioni all’Italia. Accolte le istanze della società civile), nella quale, tra le altre cose, si esprime soddisfazione per i molti «punti segnalati del Rapporto della società civile – presentato lo scorso 29 gennaio a Ginevra – ripresi dal Comitato per formulare specifiche raccomandazioni allo Stato italiano».

Confidando sul fatto che le Osservazioni conclusive saranno oggetto di ulteriori analisi complessive, in questo spazio focalizzeremo l’attenzione sul rilievo dato alle specifiche istanze delle ragazze e delle donne con disabilità nel documento stesso. Sotto questo profilo, anche il FID si è detto soddisfatto. «Le esperte del Comitato CEDAW hanno ascoltato le voci delle ragazze e delle donne con disabilità. Ora abbiamo strumenti validati per chiedere al nostro Paese che è giunta l’ora di eliminare le discriminazioni», è stato il primo commento del Forum. Ed infatti i richiami alla condizione delle ragazze e donne con disabilità contenuti nelle Osservazioni conclusive sono tanti, e ad esse è dedicato anche uno specifico paragrafo.

Un primo riferimento si trova in un paragrafo dedicato alla “Visibilità della Convenzione”, nel quale il Comitato afferma di trovare «particolarmente preoccupante che i gruppi di donne svantaggiate, tra cui le donne rurali, le donne con disabilità, le donne migranti, richiedenti asilo e rifugiate, le donne Rom, Sinti e Camminanti e le donne LBTI [Lesbiche, Bisessuali, Transgender, Intersessuali, N.d.R.], non siano a conoscenza dei loro diritti ai sensi della Convenzione e dei rimedi disponibili per rivendicarli» (punto 11). Dunque il Comitato raccomanda allo Stato italiano di rafforzare lo scambio e la cooperazione con la società civile al fine di migliorare la consapevolezza delle donne sui loro diritti ai sensi della Convenzione e sui rimedi a loro disposizione per rivendicare violazioni di tali diritti, «rivolgendosi in particolare alle donne appartenenti a gruppi svantaggiati» (punto 12).

Nel paragrafo dedicato al “Quadro legislativo” il Comitato ha espresso preoccupazione per la bocciatura da parte del Senato (nel luglio 2022) del cosiddetto “Disegno di Legge Zan” volto a «criminalizzare la discriminazione e la violenza basata su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità» (punto 13), e chiede di «mobilitare il sostegno politico e ripresentare al Senato, per l’approvazione», il Disegno di Legge in questione (punto 14).

In merito all’“Accesso alla giustizia”, il Comitato è preoccupato per «l’accesso limitato al gratuito patrocinio per le donne prive di mezzi sufficienti, in particolare quelle appartenenti a gruppi svantaggiati», ed anche in questo caso cita espressamente le donne con disabilità (punto 15). Dunque raccomanda all’Italia di «ampliare e finanziare adeguatamente i servizi pubblici di gratuito patrocinio per garantire l’accesso all’assistenza legale gratuita alle donne prive di mezzi sufficienti, in particolare alle donne rurali, alle donne con disabilità, alle donne migranti, richiedenti asilo e rifugiate, alle donne Rom, Sinti e Camminanti, nei procedimenti penali, civili e amministrativi relativi alla violenza di genere e alla discriminazione contro le donne» (punto 16).

In materia di “Stereotipi” il Comitato, oltre ad esprimere preoccupazione per «la persistenza del sessismo e degli stereotipi di genere a livello sociale e istituzionale e la mancanza di informazioni sull’applicazione delle sanzioni», la esprime anche per i «discorsi di odio contro donne e ragazze lesbiche, bisessuali, transgender e intersessuali e donne e ragazze con disabilità, anche nello spazio digitale» (punto 25), e, ovviamente, raccomanda al nostro Stato di «adottare misure risolute» per contrastare tali discorsi di odio verso le ragazze e le donne citate, nonché di «promuovere l’uso di un linguaggio sensibile al genere nei media, anche ritenendo le piattaforme di social media responsabili dei contenuti generati dagli utenti» (punto 26).

Nel paragrafo dedicato alla “Violenza di genere contro le donne” merita di essere segnalata la preoccupazione per «la mancanza di dati disaggregati su tutte le forme di violenza di genere contro donne e ragazze, compresa la violenza domestica, la sterilizzazione forzata e la cyberviolenza» (punto27), perché, sebbene non vi sia un riferimento esplicito alle donne con disabilità, è ampiamente documentato che esse sono particolarmente esposte alla sterilizzazione forzata (se ne legga a questo link). La disabilità figura invece in forma esplicita in tre passaggi delle raccomandazioni sul tema della violenza di genere (tutti nel punto 28). In particolare è raccomandato di «incoraggiare la denuncia della violenza di genere contro le donne e le ragazze, comprese le donne con disabilità, le donne rurali e le donne rifugiate, richiedenti asilo e migranti, aumentando la sensibilizzazione sulla natura criminale della violenza di genere contro le donne, sfidando la sua legittimazione sociale, destigmatizzando e proteggendo le donne dalle rappresaglie per aver denunciato episodi di violenza di genere»; di «finanziare adeguatamente i servizi di sostegno alle vittime, anche sovvenzionando le case di accoglienza gestite da organizzazioni non governative, ed espandere la rete di case di accoglienza specializzate, inclusive e accessibili per le donne e le ragazze vittime di violenza di genere, tenendo conto delle esigenze specifiche delle donne e delle ragazze con disabilità»; di «garantire la raccolta sistematica di dati sull’incidenza di tutte le forme di violenza di genere contro le donne e le ragazze compresa la violenza domestica, la sterilizzazione forzata, la cyberviolenza e il femminicidio, disaggregati per età, regione, disabilità e relazione tra la vittima e l’autore del reato, coprendo tutte le regioni dello Stato parte».

Riguardo alla “Salute” il Comitato nota con preoccupazione «la persistenza di disparità regionali e disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari di base dovute allo status sociale ed economico, al genere e alla posizione geografica», che colpisce in particolare, tra le altre, anche le donne con disabilità; ed anche per «l’accesso limitato per le donne e le ragazze con disabilità ai servizi sanitari e alle informazioni in formati accessibili» (punto 41). Dunque il Comitato raccomanda all’Italia di «rafforzare l’accesso delle donne ai servizi sanitari, compresi quelli per la salute sessuale e riproduttiva, in tutto lo Stato parte, specialmente nelle aree rurali e remote, con particolare attenzione», tra le altre, anche alle donne con disabilità; ed anche di «garantire che le donne e le ragazze con disabilità, comprese le donne e le ragazze con disabilità intellettuali e psicosociali, abbiano un accesso adeguato ai servizi di assistenza sanitaria, compresi i servizi per la salute sessuale e riproduttiva, e alle informazioni sulla salute in formati accessibili, e fornire formazione e competenza al personale sanitario sul diritto delle donne e delle ragazze con disabilità di decidere autonomamente sulle questioni relative alla loro salute» (punto 42).

«Il persistente divario retributivo tra i sessi e l’aumento del rischio di povertà per le donne, in particolare per quelle con disabilità», è invece la preoccupazione espressa dal Comitato espressa nel paragrafo dedicato all’“Empowerment economico delle donne” (punto 43).

Infine merita di essere citato per intero il paragrafo interamente dedicato alle «Donne con disabilità». «Il Comitato accoglie con favore la creazione del Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità e prende atto delle informazioni fornite dallo Stato parte sugli incentivi ai datori di lavoro per l’assunzione di donne con disabilità e sull’adozione del Disabled Advanced Medical Assistance (DAMA), un modello di assistenza medica a donne e uomini con gravi disabilità intellettive e neuromotorie da applicare in tutti gli ospedali dello Stato parte. Tuttavia, rileva con preoccupazione le persistenti forme di discriminazione che si intersecano tra le donne e le ragazze con disabilità, in particolare nell’istruzione, nell’occupazione e nell’assistenza sanitaria, e la loro limitata inclusione nella vita pubblica e sociale e nei processi decisionali. Il Comitato rileva inoltre con preoccupazione che le donne e le ragazze con disabilità psicosociali incontrano diverse barriere nell’accesso alla giustizia nello Stato parte, compresa la negazione della loro capacità giuridica» (punto 47). «Il Comitato raccomanda allo Stato parte di rafforzare ulteriormente le misure mirate per garantire che le donne e le ragazze con disabilità abbiano accesso all’istruzione inclusiva, all’occupazione formale, ai servizi sanitari e ai processi decisionali. Raccomanda inoltre che lo Stato parte riconosca la capacità giuridica delle donne e delle ragazze con disabilità psicosociali, che dovrebbe essere revocabile per decisione del tribunale solo in casi eccezionali e soggetta a rigorose garanzie, e rimuova le barriere che incontrano nell’accesso alla giustizia, come la mancanza di informazioni in formati accessibili sui loro diritti umani e sui rimedi disponibili per rivendicarli» (punto 48).

Che dire? Non possiamo fare altro che unirci agli apprezzamenti già espressi dal Forum Italiano sulla Disabilità nel vedere adeguatamente rappresentate le voci e le istanze delle donne con disabilità. Apprezzamenti a cui aggiungiamo il doveroso ringraziamento a chi ha lavorato dietro le quinte e con spirito di servizio perché queste voci giungessero al Comitato CEDAW: Luisella Bosisio Fazzi e Silvia Cutrera. Due donne che fanno la differenza.

Simona Lancioni
Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa)
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