12 Aprile 2024
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Non Una Di Meno e accessibilità delle manifestazioni, arriva la risposta collettiva

23-02-2024 16:01 - News
“Intreccio”, opera pittorica del 1998 dell’artista Sandra Amicucci. Essa raffigura tante mani che si incontrano e si sfiorano vicendevolmente su uno sfondo dalle sfumature azzurro/blu/grigio.
È datato 15 febbraio 2024 il testo elaborato dal movimento femminista e transfemminista Non Una Di Meno (NUDM) in risposta alla lettera aperta scritta da Marta Migliosi e Asya Bellia, due attiviste con disabilità, nella quale, all’indomani della Manifestazione organizzata da NUDM a Roma, lo scorso 25 novembre, si denunciava l’inaccessibilità della Manifestazione stessa. Ben volentieri diamo spazio a questa risposta dai toni pacati e rispettosi, nella quale, tra le altre cose, è scritto che NUDM intende trattare il tema dell’accessibilità «come atto politico», e si dice disponibile a «integrare sempre più le nostre forme di attivismo in un processo condiviso», a partire da alcune esperienze virtuose già in atto sul territorio.

Questa risposta collettiva alla lettera aperta di Marta Migliosi e Asya Bellia [essa è disponibile a questo link, N.d.R.] è un testo che arriva dopo settimane di intenso dibattito su Non Una di Meno e l’accessibilità, e anche di intensa riflessione interna sia nei nodi territoriali che come assemblea nazionale.

La presa di parola come movimento non può avvenire in tempi rapidi poiché il dibattito si è dato nelle assemblee dei nostri nodi e abbiamo lasciato il tempo di sedimentarsi, considerando le diversità dei nostri territori e anche la delicatezza emotiva di questo periodo così intenso. Questa è la nostra modalità di elaborazione dei contenuti, richiede tempo, ma cerca di garantire una partecipazione orizzontale più estesa possibile [dopo la prima lettera aperta Migliosi e Bellia ne hanno scritto una seconda, disponibile a questo link, nella quale manifestavano il proprio disappunto per la mancanza di una risposta ufficiale da parte di NUDM, N.d.R.].

Iniziamo pertanto questa lettera scusandoci per aver lasciato intendere per tutto questo tempo che il tema non fosse centrale nelle diverse assemblee e ammettiamo di aver gestito i canali social nazionali creando non voluti fraintendimenti in merito alla risposta a questa lettera, che mai abbiamo pensato di delegare ai social.
Un errore di cui ci assumiamo la responsabilità collettivamente e ci dispiace per il dolore che tutto questo ha causato.

Per fare diventare questo un nuovo punto di svolta, per essere ancora più attraversabili e sapendo che il percorso sarà lungo e non si esaurirà con questa risposta alla lettera, non vogliamo trattare il tema dell’accessibilità come una questione logistica, ma come atto politico. Non vogliamo limitarci a rendere accessibili spazi fisici, come cortei, piazze e assemblee, ma vogliamo riconoscere e costruire nuovi spazi di lotta, anche virtuali, e creare nuove pratiche, che per alcune persone con disabilità sono le uniche modalità di lotta e attivismo accessibili.
A tale proposito vogliamo dire un grosso grazie al lavoro di attivismo sul web che molte persone disabili e neurodivergenti portano avanti [se ne legga in modo specifico a questo link, N.d.R.], consapevoli che l’accesso alle piazze e alle assemblee, per come sono costruite dalla militanza tradizionale, siano accessibili per la maggior parte a persone privilegiate, bianche, madrelingua italiane, che non svolgono lavori serali e certamente abili. È nostro obiettivo stravolgere lo spazio pubblico con i nostri corpi non conformi e diversi.
Esprimiamo, quindi, solidarietà per chi non è potutə* stare a proprio agio a Roma e altrove, il 25 novembre o poi anche il successivo 16 dicembre, prendendoci le responsabilità del fallimento politico che rappresenta sempre l’esclusione di qualcunə.
Garantire l’accessibilità e la partecipazione di tuttз alle manifestazioni è un aspetto fondamentale della politica transfemminista e lo è prima di tutto per ragioni politiche.

Da anni ci interroghiamo sulla bianchezza e la tipicità della maggior parte delle persone presenti nelle nostre assemblee e vorremmo diventare uno spazio sicuro in grado di accogliere tutte le soggettività che desiderano partecipare. Ci è chiaro che le nostre pratiche sono manchevoli e fanno fallire questo obiettivo politico cardine per una reale intersezionalità.
Accogliamo quindi la rabbia e la critica che ci è stata mossa, considerando la lotta all’abilismo parte integrante della lotta anticapitalista per l’accesso alla salute, contro la violenza di genere che colpisce in modo peculiare e ancor più grave tante persone con disabilità, come ci viene ricordato nella vostra lettera, e con le quali vogliamo sostenerci fianco a fianco.
Vogliamo che la lotta all’abilismo non sia invisibilizzata e per questo intendiamo darle più spazio concretamente verso il prossimo 8 marzo e nel nostro “Piano contro la violenza maschile sulle donne e le violenze di genere”.

Sappiamo anche che quanto emerso nelle ultime settimane va ben al di là di una critica a NUDM, ma esprime problematiche che le persone con disabilità e neurodivergentз vivono quotidianamente in ogni ambito, con un costo enorme anche in termini di salute psicologica.

Ci teniamo, quindi, a ringraziare chi si è spesə in prima persona perché sappiamo quanto sia difficile prendere spazio, come capitato tante volte anche a noi che spesso abbiamo subito tone policing [una forma di micro-aggressione verbale che avviene quando una persona in una posizione di privilegio si concede l’arbitrio di silenziare l’interlocutorə, se proveniente da un background svantaggiato, N.d.R.] e abbiamo dovuto cercare modi per amplificare la nostra voce, a partire dal margine in cui siamo statз reclusз. Intersezionalità vuol dire avere a che fare con la rabbia in forma inedita e senza paura.

Ci è arrivato forte e chiaro quanto sia urgente una rinnovata riflessione sull’abilismo da parte di tutto il mondo dell’attivismo e intendiamo metterci in discussione, coinvolgere chi vorrà aiutarci in questo percorso ed aprire un ampio spazio di dialogo, con tutta la cura che porta con sé.
Vogliamo che questo si trasformi da discussione sociale a costruzione di nuove pratiche politiche condivise, che rafforzino anche le istanze delle persone con disabilità e neurodivergentз che già sono dentro NUDM e che tante volte sono costrettз a fare i conti con l’abilismo del contesto e dei servizi che hanno intorno e che caratterizza i ritmi di una militanza spesso costruita ancora su modi e tempi performanti, che in 8 anni abbiamo provato a trasformare, non riuscendoci ancora appieno.

La partecipazione alla “marea “non deve dipendere dal nostro portafoglio, dalla nostra condizione personale, dalla nostra condizione motoria e cognitiva, dalla nostra condizione di salute, dalla nostra condizione psicologica, dalla nostra età, dal nostro colore della pelle, dalla nostra identità di genere. Per questo, ci impegniamo ancor più da ora in poi ad abbattere ogni barriera con pratiche di cura e sorellanza.

Siamo consapevoli che tante di queste barriere dipendono dalle condizioni materiali che ci sono imposte e che ci rendono poverз, precariз e ci privano del benessere che ci spetta. Ma come Non Una di Meno, rete per sua natura non istituzionale e non sponsorizzata, ci impegniamo a fare il possibile per implementare modalità nuove di partecipazione, di lotta e di attivismo che rendano accessibili anche realtà come i nodi più piccoli o giovani, che non possono godere del supporto di realtà già radicate sul territorio o esperte nella gestione di piazze o di raccolte fondi dal basso. Sappiamo che ci vorrà tempo e non sarà un processo immediato e soprattutto siamo consapevoli dei limiti che abbiamo in una società così abilista e ciseterosessista. Vogliamo, quindi, insieme, non solo implementare pratiche di accessibilità, ma anche puntare il dito contro gli aspetti strutturali, sanitari, economici e culturali, che impediscono alle persone con disabilità e neurodivergentз di vivere felici e che spesso sono ostacolo anche per le nostre manifestazioni.

Siamo convintз che avere un confronto più strutturato su questo tema, a partire dalla lettera che ci è stata inviata, sia fondamentale per capirsi appieno e per allenare una pratica intersezionale compatibile con la difficoltà di conciliare l’attivismo con la propria vita lavorativa, (s)familiare, personale, di salute fisica e psicologica che abbiamo anche noi. Non neghiamo che le dinamiche social scaturite da questo e altri dibattiti successivi al 25 Novembre ci abbiano messo in difficoltà, poiché come rete non siamo abituatз a questa velocità, iperconnessione o esposizione personale, avendo età e abitudine alla connessione molto diverse.
Proponiamo, quindi, di integrare sempre più le nostre forme di attivismo in un processo condiviso, proseguendo i lavori iniziati dai vari nodi con attivistз del territorio partendo dalla prossima importante occasione, l’8 marzo. Vi proponiamo di incontrarci in un’assemblea online in una data da concordare insieme.
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