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Le donne con disabilità nel Position Paper sull’eguaglianza di genere dell’ASviS

19-06-2023 15:44 - News
La copertina del “Position Paper 2023” dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, in tema di uguaglianza di genere, contiene gli estremi dell’opera, il simbolo dell’uguaglianza di genere, ed è illustrata con le sagome di molteplici volti femminili ritratti di profilo.
Lo scorso maggio è stato pubblicato “L’eguaglianza di genere: un obiettivo trasversale. Position Paper 2023”, un importante documento prodotto dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS). Esso presta attenzione anche alle donne con disabilità in due delle macroaree prese in esame nell’opera, ovvero quella in tema di contrasto alla violenza di genere, e quella sulla salute sessuale e riproduttiva.


Lo scorso maggio è stato pubblicato “L’eguaglianza di genere: un obiettivo trasversale. Position Paper 2023”, un importante documento prodotto dal Gruppo di lavoro sul Goal 5, dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), una realtà costituitasi nel 2016 con la finalità di far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), e di promuovere la realizzazione dei diciassette Obiettivi indicati nell’Agenda stessa. Il Goal 5 (Obiettivo 5) si prefigge di “Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze”. Uno dei tratti dell’Agenda 2030 è l’inclusività, e, coerentemente, già in altre occasioni l’Alleanza ha mostrato attenzione alle discriminazioni multiple a cui sono esposte le donne con disabilità e non solo. Lo ha fatto nel 2020 in un documento dal titolo “Impatto del Coronavirus in ottica di genere”, considerando anche le specifiche esigenze delle donne con disabilità sia nelle azioni volte a rendere esigibile il diritto alla salute, sia in quelle di contrasto alla violenza di genere (se ne legga a questo link). Lo ha fatto di nuovo in uno spot contro la violenza di genere messo online nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 2021, riconoscendo che “ci sono donne particolarmente discriminate, come migranti, rifugiate e con disabilità, che vanno maggiormente tutelate” (se ne legga a quest’altro link). E torna a farlo ora, con il “Position Paper 2023”.

Tuttavia, prima di prendere in esame i riferimenti specifici alle donne con disabilità, riprendiamo qualche dato generale utile a farsi un’idea del fenomeno. «Le ultime stime evidenziano che per ridurre il divario di genere nel mondo ci vorranno altri 132 anni – si legge nell’Introduzione –. Quattro in meno rispetto al 2021, quando erano 136: un progresso però troppo lento per recuperare la battuta d’arresto della pandemia di Covid-19, che ha riportato indietro la parità di genere di una generazione. A livello mondiale, i dati del World Economic Forum di luglio 2022 [Global Gender Gap Report 2022, N.d.R.] posizionano l’Italia al 63esimo posto nella graduatoria globale (146 Paesi valutati in termini di partecipazione economica e politica, salute e livello di istruzione), mantenendo la stessa posizione della classifica 2021 e ben lontana da molti altri Stati europei. A separare il nostro Paese dalla Spagna (17esima), ci sono 46 posizioni, 48 dalla Francia e 53 dalla Germania. Rispetto al 2021, l’Italia ha migliorato il suo punteggio globale di 0,001 e nella classifica rimane subito dopo Uganda e Zambia e appena prima della Tanzania» (pag. 5).

Venendo ora ad individuare i riferimenti specifici alle donne con disabilità, essi sono presenti in due delle quattro macroaree prese in esame nella pubblicazione, ovvero quella in tema di contrasto alla violenza di genere, e quella sulla salute (in particolare sulla salute sessuale e riproduttiva). In entrambe le sezioni è dedicato uno specifico paragrafo alle donne con disabilità (a pag. 25 e a pag. 32), entrambi sviluppati in modo appropriato e con un linguaggio rispettoso.

In merito alla violenza di genere è espressa preoccupazione per «l’aumento della violenza verso donne con disabilità, la condizione di maggiore svantaggio e subordinazione fa aumentare il rischio di essere vittima di violenza con particolare riferimento a contesti domestici, familiari o di cura». Sono richiamati i riferimenti agli aspetti del genere contenuti nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata con la Legge 18/2009, e i moniti rivolti all’Italia, nel 2016, dal Comitato preposto al monitoraggio della stessa, per l’assenza di politiche per l’inclusione delle donne con disabilità. È illustrato come il fenomeno della violenza si inquadri all’interno di un più vasto contesto discriminatorio nel quale «mancano politiche di sviluppo per sostenere l’occupazione e la qualità dell’inclusione scolastica, risorse per vivere in modo autodeterminato e indipendente, interventi per eliminare barriere architettoniche e sostenere mobilità accessibili, azioni di sensibilizzazione e tutela per le ragazze e donne con disabilità maggiormente esposte al rischio di violenza e discriminazione multipla – si legge in un passaggio –. Tali condizioni comportano emarginazione e isolamento precludendo la possibilità di progettare la propria vita e il proprio futuro con le stesse opportunità riservate a ogni essere umano». È evidenziato come nell’ordinamento giuridico italiano non vi sia un riferimento alle donne con disabilità in «nessuna norma avente valore giuridicamente vincolante». Vista l’accuratezza espositiva, ci saremmo aspettati che nello specchietto dedicato a riassumere le proposte del Gruppo di lavoro sul tema esaminato, vi fosse anche un riferimento al contrasto della violenza nei confronti delle donne con disabilità, ma questo non è presente.

In materia di salute sessuale e riproduttiva sono riportati alcuni dati sulle barriere che ostacolano l’accesso paritario delle donne con disabilità all’assistenza sanitaria, ed è evidenziato come esse non siano solo di carattere architettonico/sensoriale, ma abbiano a che fare anche con gli stereotipi che la donna con disabilità sia asessuata, non possa avere una vita sessuale, né diventare madre. In merito a questo tema il Gruppo di lavoro ha avanzato, tra le altre, anche la seguente proposta operativa: «Rilancio e riorganizzazione dei consultori, con attenzione alla disabilità femminile» (pag. 32).

È certamente apprezzabile che il “Position Paper 2023” contenga dei riferimenti specifici alle donne con disabilità in due delle aree – salute e violenza – nelle quali esse sono maggiormente esposte a discriminazione. Sarebbe stato opportuno che anche in tema di violenza venissero avanzate proposte operative, come fatto in materia di salute. Confidiamo che queste verranno integrate nel prossimo position paper, e poiché quando si sogna si deve sognare in grande, fantastichiamo che in esso le donne con disabilità verranno considerate anche nelle altre due macroaree sviluppate nel documento: “lavoro e autonomia economica” e “leadership femminile e democrazia paritaria”. Possiamo infatti convenire che per realizzare la parità dobbiamo immaginarcela sia in relazione ai generi, sia tra le componenti dello stesso genere.

Simona Lancioni
Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa)
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