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Il Comitato delle Parti ed il contrasto alla violenza sulle donne con disabilità

20-06-2023 14:20 - News
Un volto femminile realizzato con la tecnica dell’acquerello.
Il Comitato delle Parti è un organo politico che concorre al meccanismo di monitoraggio della Convenzione di Istanbul in tema di contrasto alla violenza di genere. Nei giorni scorsi questo organo ha prodotto un sintetico Rapporto rivolto all’Italia nel quale però, a parte un succinto invito ad adottare un approccio intersezionale, ha completamente ignorato le misure di contrasto alla violenza nei confronti delle donne con disabilità, e più in generale nei confronti delle donne esposte a discriminazione multipla. Ma di fatto, purtroppo, senza accorgimenti specifici, queste donne continueranno ad essere escluse dal sistema antiviolenza, ed è gravissimo che un organo di controllo non mostri di avere contezza della questione.

Il Comitato delle Parti è un organo politico che concorre al meccanismo di monitoraggio della Convenzione di Istanbul (la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, ratificata anche dall’Italia con la Legge 77/2013). Esso è composto dai/dalle rappresentanti delle Parti della Convenzione. Tra i suoi compiti vi è quello di eleggere i/le componenti del GREVIO, il Gruppo di esperti/e indipendente al quale gli Stati parti devono inviare i propri rapporti periodici sullo stato di applicazione della Convenzione. Il GREVIO a propria volta, dopo aver fatto adeguate verifiche, produce dei Rapporti di valutazione piuttosto dettagliati in cui esprime considerazioni e raccomandazioni sulla corretta applicazione dell’importante trattato in tema di violenza di genere. Per il l’Italia, ad esempio, il primo, e per ora unico, Rapporto di valutazione risale al 2020. Assumendo come base i Rapporti di valutazione del GREVIO, anche il Comitato delle Parti produce delle raccomandazioni rivolte agli Stati parti concentrando la propria attenzione sulle aree che il GREVIO ha ritenuto richiedessero un’azione urgente o più immediata. Nella sostanza il Comitato delle parti produce testi molto più sintetici, con un numero di raccomandazioni limitato che però dovrebbero riflettere le priorità indicate dal GREVIO stesso.

Ebbene, il 1° giugno scorso il Comitato delle parti ha adottato un rapporto rivolto all’Italia. “Conclusioni sull’attuazione delle raccomandazioni nei confronti dell’Italia adottate dal Comitato delle Parti della Convenzione di Istanbul”, questo il titolo del documento (disponibile in lingua inglese a questo link). Come da nostra prassi abbiamo esaminato le tre pagine di testo per comprendere se e ed in che modo la situazione delle donne con disabilità, e anche quella delle donne esposte a discriminazioni multiple fosse stata considerata. Purtroppo, non senza sconcerto, abbiamo dovuto rilevare che l’unico riferimento implicito a queste donne contenuto nel documento è un succinto invito ad adottare un approccio intersezionale nel contrasto alla violenza. In particolare il riferimento è contenuto nel punto 1 della sezione B nella quale il Comitato incoraggia il Governo italiano ad adottare ulteriori misure per attuare le raccomandazioni formulate dal GREVIO, ed in particolare a «progettare e attuare politiche globali che affrontino tutte le forme di violenza contro le donne, in stretta consultazione con le organizzazioni per i diritti delle donne, che identifichino chiaramente le azioni da intraprendere, le autorità competenti per attuarle e le relative dotazioni finanziarie; e allo stesso tempo, armonizzando l’attuazione di queste politiche a livello regionale/locale, migliorando il coordinamento tra la legislazione regionale e le politiche sulla violenza contro le donne, e assicurando che adottino un approccio intersezionale». Ecco, non c’è altro.

La prima osservazione che possiamo fare è che nel già citato Rapporto di valutazione del 2020, il GREVIO ha riservato alle donne esposte a discriminazioni multiple – e, tra esse, anche alle donne con disabilità – un’attenzione tutt’altro che marginale (come ben argomentato nello specifico approfondimento prodotto a suo tempo). Quindi viene da chiedersi: com’è stato possibile che, dopo aver esaminato tutti quei riferimenti, il Comitato delle Parti abbia potuto esprimere solo uno striminzito richiamo all’adozione di un approccio intersezionale?

A ciò si aggiunga che lo scorso aprile il Forum Italiano sulla Disabilità (FID) ha trasmesso al GREVIO il secondo Rapporto Ombra sulla violenza nei confronti delle donne con disabilità (se ne legga nel seguente approfondimento), e che nello stesso mese è stato trasmesso anche il Rapporto Ombra delle Organizzazioni femminili realizzato con il coordinamento di D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, nel quale sono state integrate molte indicazioni sul contrasto alla violenza delle donne con disabilità già esposte nel documento del FID (se ne legga a questo link).

È bene ripetere per l’ennesima volta che le donne soggette a discriminazioni multiple sono esposte alla violenza di genere più delle altre donne, ed anche a forme peculiari di violenza che normalmente non colpiscono le altre donne (ad esempio, nel caso delle donne con disabilità, alla sterilizzazione e all’aborto forzati, o all’uso improprio dei farmaci, ed altre ancora). Senza un approccio mirato queste donne non riescono nemmeno ad accedere ai servizi della rete antiviolenza, che spesso risultano inaccessibili per loro, e talvolta addirittura respingenti. Non rimuovere queste barriere significa cristallizzare una discriminazione che è nei fatti. «Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra disuguali», ammoniva, a suo tempo, Don Lorenzo Milani, ed è gravissimo che un organo di controllo non mostri di avere contezza della questione.

Simona Lancioni
Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa)
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