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Da Concita De Gregorio, su «la Repubblica», un formidabile esempio di abilismo

25-08-2023 15:03 - News
Un’immagine di Concita De Gregorio con dei quotidiani davanti.
È difficile trovare una tale concentrazione di elementi abilisti in così poche righe: la disabilità introdotta a sproposito per commentare un fatto non attinente ed utilizzata a scopo denigratorio, richiami alla segregazione, inferiorizzazione, paternalismo e pietismo nei confronti delle persone con disabilità intellettiva. Nella sua rubrica ospitata dal quotidiano «la Repubblica» Concita De Gregorio propone un capolavoro di abilismo.

Per far comprendere ai professionisti e alle professioniste dell’informazione come trattare in modo rispettoso il tema della disabilità nei media si rivela efficace utilizzare esempi di buona e cattiva comunicazione, in modo da poterli confrontare e basare l’analisi su fatti reali. Oggi abbiamo trovato un esempio di cattiva informazione davvero formidabile. Un vero e proprio capolavoro di abilismo di cui dobbiamo ringraziare Concita De Gregorio, giornalista, scrittrice, conduttrice radiofonica e televisiva, in genere attenta ai temi sociali, cosa che, in effetti, lascia un po’ spiazzati.

De Gregorio è curatrice della rubrica di opinione «Invece Concita» sul quotidiano «la Repubblica». L’articolo pubblicato nella rubrica in data odierna (4 agosto 2023) si intitola Il valore di un selfie, ed è un commento alla notizia relativa al gruppo di sei ragazzi, tra i quali l’influencer e modello tedesco Janis Danner, che nei giorni scorsi hanno distrutto una statua ottocentesca dello scultore Enrico Butti, posta all’interno di Villa Alceo a Viggiù, in provincia di Varese, mentre, eludendo tutti i divieti, vi salivano sopra per farsi un selfie (se ne legga a questo link). Che c’entra la disabilità con questa notizia? Assolutamente niente, sennonché De Gregorio ha voluto infilarcela allo scopo di schernire gli autori dell’atto vandalico.

Questo l’attacco dell’articolo: «Allora dunque ci sono questi cretini integrali, decerebrati assoluti che in un tempo non così remoto sarebbero stati alle differenziali, seguiti da un insegnante di sostegno che diceva loro vieni tesoro, sillabiamo insieme, pulisciti però prima la bocca. Ecco ci sono questi deficienti, nel senso che letteralmente hanno un deficit cognitivo – non è mica colpa loro, ce l’hanno – e che però pur essendo idioti hanno probabilmente centinaia o migliaia di followers, non ho controllato ma non importa, è assolutamente possibile che siano idoli della comunità» (grassetti nostri nella citazione).

A De Gregorio quel che è di De Gregorio: è oggettivamente difille trovare una tale concentrazione di elementi abilisti in così poche righe. L’abilismo, per chi non lo sapesse, è un regime oppressivo sistemico che colpisce le persone con disabilità, simile ad altri sistemi oppressivi più noti, quali sono, ad esempio, il razzismo, il sessismo, l’omofobia, ecc.

Due elementi abilisti abbiamo già iniziato ad intravvederli: la notizia oggetto di commento non tratta di disabilità, ma l’Autrice ha forzatamente voluto creare una connessione con essa, e lo ha fatto a scopo denigratorio. Il bersaglio sono le persone con disabilità cognitive e ottiene l’effetto di rafforzare lo stigma nei loro confronti. Ben cinque espressioni afferenti a quest’area semantica sono utilizzate come insulti: «cretini integrali», «decerebrati assoluti», «deficienti», «hanno un deficit cognitivo», «idioti». Nel caso il suo disprezzo per queste persone non fosse ben chiaro, la giornalista introduce ulteriori elementi, quindi evoca le scuole differenziali. A De Gregorio sembra suonare alquanto strano che le persone con disabilità intellettiva vadano nelle scuole di tutti e tutte, dunque richiama il «tempo non così remoto» in cui venivano separate dal resto della società. L’insegnate di sostegno è un supporto introdotto nell’ordinamento scolastico per colmare uno svantaggio, ma in questo caso il riferimento ad esso è utilizzato quale elemento che sancisce l’inferiorizzazione: non si può riconoscere ai «cretini integrali, decerebrati assoluti» la stessa libertà riconosciuta alle altre persone, essi vanno «seguiti da un insegnante di sostegno». E come ci si rivolge alle persone con disabilità intellettiva? Senza esitazione De Gregorio scaglie la modalità paternalistica: «vieni tesoro, sillabiamo insieme, pulisciti però prima la bocca». In tutto questo poteva mancare un po’ di pietismo? Ovviamente no: «ci sono questi deficienti, nel senso che letteralmente hanno un deficit cognitivo – non è mica colpa loro, ce l’hanno –».

Vivere, crescere, trovare un proprio posto nel mondo è difficile e faticoso per tutte le persone con disabilità, ma lo è ancora di più per le persone con disabilità intellettiva perché la nostra società non è costruita e organizzata tenendo conto delle loro caratteristiche e delle loro esigenze. Alle persone con disabilità intellettiva capita ancora più che alle altre persone con disabilità di venire gratuitamente insultate nei media da professionisti/e incompetenti che in modo del tutto arbitrario si attribuiscono un maggiore valore, e provano a stabilire (o ristabilire) delle gerarchie tra esseri umani. Crede davvero De Gregorio che le persone con disabilità intellettiva valgano meno di qualunque altra persona, e di lei stessa? Ed esattamente, cosa glielo fa credere?

Simona Lancioni
Responsabile di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa)
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