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Anche la matematica parla di inclusione

08-09-2023 15:07 - News
«Nella notazione matematica – scrive Martina Gottardo – l’inclusione si indica con il simbolo A ⊆ B che sembra proprio un abbraccio». Oltre al simbolo in questione, nell’immagine è inclusa la foto di due bambine sorridenti che si abbracciano.
«Il concetto di inclusione – scrive Martina Gottardo – è importantissimo per costruire relazioni interpersonali valide e trasparenti e diventa ancora più importante se consideriamo che è avvalorato anche da dimostrazioni matematiche. Nella teoria non è molto difficile da capire, ma metterlo in pratica sembra essere difficoltoso per molte persone. Soprattutto per gli insegnanti dovrebbe essere un fare e un sentire che non si può evitare, perché per insegnarlo ai ragazzi bisogna averlo appreso prima dentro di noi, averlo capito fino in fondo, viverlo».

L’inclusione è un concetto importantissimo per costruire relazioni interpersonali valide e trasparenti e diventa ancora più importante se consideriamo che il concetto è avvalorato da dimostrazioni matematiche. Infatti, in matematica si definisce inclusione una relazione tra elementi di due insiemi. Proviamo dunque a pensare ai due insiemi come a due persone nella vita reale.
Nella teoria degli insiemi si parla di inclusione quando tutti gli elementi di un insieme A appartengono anche all’insieme B; ciò spiega come inclusione significhi accogliere, accettare le diversità e riconoscersi in un’altra persona pur essendo diversa da noi.
Nella notazione matematica l’inclusione si indica con il simbolo A ⊆ B che sembra proprio un abbraccio, come si può vedere anche nelle immagini qui sopra riprodotte.

Vediamo ora quali sono le proprietà dell’inclusione secondo la matematica:
1. Proprietà riflessiva: ogni insieme è incluso in se stesso e in effetti per parlare di inclusione si deve essere in grado di accettare se stessi così come si è, di apprezzarsi per quello che siamo. Non si può accettare un’altra persona se prima non si impara ad accettare se stessi, dobbiamo iniziare da noi, è il punto di partenza.
Insegnare l’inclusione anche a scuola vuol dire insegnare ai bambini e alle bambine innanzitutto ad essere felici di quello che sono, per come sono, delle loro qualità, i loro difetti, imparare a contare sui propri punti di forza e a prendersi cura delle proprie debolezze. Questo è il grande insegnamento e se i bambini imparano a farlo con se stessi già alla scuola primaria, saranno in grado di capire e praticare l’inclusione nella scuola secondaria, dove gli insegnanti potranno lavorare su basi già avviate. È un obiettivo molto importante affinché negli adolescenti si prevengano anche atteggiamenti di bullismo e di cyberbullismo, soprattutto oggi che sono sempre connessi attraverso le tecnologie e prevenire che si creino o consolidino pregiudizi, stigmi mentali e comportamenti antisociali.

Proprietà transitiva:se A è incluso in B e B è incluso in C allora A è incluso in C. Questo spiega come da ogni azione che facciamo ne scaturiscano altre e come il buon esempio si propaghi. Infatti se A include B e B è stato incluso da C, ci sarà una relazione di inclusione tra A e C, senza neanche conoscersi. Quindi l’esempio vale più di tutto.
Il bene è come un’onda che si propaga, come diceva Madre Teresa: «Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccianell’oceano ma se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe».
Proprietà antisimmetrica dell’inclusione:se A è incluso in B e B è incluso in A allora A è uguale a B e quindi quando includiamo una persona, ci riconosciamo in lei e lei in noi, è solidarietà pura, cioè l’inclusione porta alla solidarietàe a tutti quei buoni sentimenti di aiutare l’altro, fare qualcosa per l’altro, prendersi cura.

Insomma il concetto di inclusione non è molto difficile da capire nella teoria, lo dimostra anche la matematica, ma metterlo in pratica sembra essere difficoltoso per molte persone. Soprattutto per gli insegnanti dovrebbe essere un fare e un sentire che non si può evitare, perché per insegnarlo ai ragazzi bisogna averlo appreso prima dentro di noi, averlo capito fino in fondo, viverlo.
Dobbiamo trasmetterlo innanzitutto con l’esempio. Non si può pensare di insegnare, di creare un ambiente di apprendimento sereno e coinvolgente in classe, se non si creano rapporti inclusivi tra i nostri alunni e tra gli alunni e gli insegnanti. Se i ragazzi non si sentono accolti, accettati, non avremo un gruppo classe forte, affiatato, che può seguirci ed arrivare lontano. Rischiamo di non ricevere la loro attenzione, di perderceli per strada, di vedere classi disgregarsi e opporsi agli insegnanti con bassi rendimenti e apprendimento nullo o quasi.
Tutto parte dall’inclusione, sia che ci sia una disabilità in classe o meno. Ogni persona ha le sue caratteristiche e va accettata per quello che è, sia l’alunno/alunna con disabilità che tutti gli altri. Solo così si potrà realizzare una vera inclusione in aula!
L’inclusione parte da noi adulti e si deve propagare agli studenti attraverso il nostro esempio e la sensibilizzazione!

* Educatrice professionale socio pedagogica. L’Autrice ringrazia OkPedia.it per le informazioni apprese riguardanti la matematica. Il presente contributo è già stato pubblicato su «Superando.it», il portale promosso dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), e viene qui ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.
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