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Filomena dai lunghi capelli, morta quando in istituto glieli hanno tagliati

08-09-2023 15:08 - News
Una donna anziana si dà il rossetto guardandosi in uno specchio poggiato su un tavolo (foto di Anna Shvets, su Pexels).
Intervenuto ad una puntata de “Il diritto fragile”, la rubrica curata dall’Associazione Diritti alla Follia, Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita, parla della condizione delle persone anziane. Racconta com’è nata la “Carta dei diritti delle persone anziane e i doveri della comunità”, spiega perché non si possa affidare la vecchiaia ad una norma giuridica come quella sull’amministrazione di sostegno, e come, per restituire dignità alle persone anziane, sia necessaria un’alleanza che coinvolga la comunità.

Filomena era un’anziana assistita tanti anni fa dalla Comunità di Sant’Egidio. Aveva lunghi capelli fino alle ginocchia. Il suo orgoglio. I figli, contro il parere della Comunità, la misero in un istituto. Appena entrata le tagliarono i capelli. Il giorno dopo Filomena morì.

Lo racconta Monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia della Vita, nel suo intervento a “Il diritto fragile” (puntata n. 118 del 16 agosto 2023, disponibile a questo link), la rubrica settimanale curata dall’Associazione Diritti alla Follia. Paglia, con un’apposita Commissione da lui presieduta, ha promosso e contribuito alla stesura della “Carta dei diritti delle persone anziane e i doveri della comunità”. Un importante lavoro durato due anni, da cui è nato il Disegno di una Legge Delega al Governo, approvato dal Parlamento con la Legge 33 del 2023 (Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane), che propone “Un nuovo patto tra generazioni”, i cui decreti attuativi si avranno a gennaio.

«Proprio dalla storia di Filomena – spiega il Monsignore – decidemmo che questi istituti avrebbero dovuto cessare di esistere. Gli anziani devono rimanere a casa, accuditi dalle famiglie, ma anche dalla comunità, da tutto il quartiere, da tutti coloro a loro legati. Il nemico più grande della vecchiaia è culturale, pensiamo sia uno scarto».

«Ma ormai – osserva Michele Capano, presidente di “Diritti alla Follia”, intervenendo nella rubrica – alla comunità, alla parrocchia, alle relazioni, alla famiglia si è sostituita, per molti anziani, l’amministrazione di sostegno, i giudici e i tribunali. Che ne pensa, Monsignor Paglia?».

Monsignor Paglia: «La legge non supplisce all’amore, alla pietà».

«Non si sta esagerando con gli anziani sottoposti ad amministrazione di sostegno? – interviene Barbara Pavarotti, giornalista e attivista dei diritti degli anziani e aderente all’Associazione – Ogni volta che un anziano viene trascinato in tribunale è una sconfitta. Cosa possiamo fare per fermare questo scempio? Come può un giudice decidere per una persona che a volte nemmeno conosce e che si fida solo del filtro dell’amministratore di sostegno?».

Monsignor Paglia: «Sono convinto che è il momento di mettere mano a tutta la riorganizzazione dell’assistenza, compresa questa legge [si riferisce alla Legge 6/2004, quella che ha istituito la figura dell’amministratore di sostegno, N.d.R.]. Ma c’è bisogno di un disegno che metta in questione anche le RSA [Residenze Sanitarie Assistenziali, N.d.R.] come unica risposta a un anziano con problemi. Per 280.000 ricoverati in RSA si spendono 12 miliardi all’anno. Per due milioni e 700.000 anziani in casa nemmeno due miliardi. Stanno sorgendo a migliaia RSA non autorizzate, che tolgono agli anziani la pensione per la retta, magari li sedano e guadagnano in maniera crudele. Mentre per gli anziani e i malati di Alzheimer i punti di riferimento sono cruciali. Noi diciamo alle RSA di trasformarsi: assistenza domiciliare, centri diurni, cohousing».

Pavarotti: «Un giudice ha detto: tutte le persone con demenza devono avere un amministratore di sostegno. Possiamo dire che gli anziani non debbono avere una figura così pesantemente sostitutiva dei loro diritti?»

Monsignor Paglia: «Ritengo assolutamente inesatto, inadeguato e impossibile che sia l’amministratore di sostegno l’unico che si debba prendere cura di un anziano. Questa deve essere un’indicazione quando tutto il resto è impossibile. Non possiamo affidare la vecchiaia a una norma giuridica. Noi anziani abbiamo bisogno di amore, non di un amministratore di sostegno. Abbiamo bisogno di sostegno affettivo. Dal medico, dall’assistente sociale, dall’amico, dal familiare deve nascere una nuova alleanza. Va riformata questa legge, non c’è dubbio. Ma dobbiamo suonare tutti i tasti del pianoforte: tutti si devono sentire responsabili dei nostri anziani».

Pavarotti: «Non un giudice però in questa alleanza, per piacere».

Monsignor Paglia: «Sono d’accordo con lei. Dietro queste vostre sollecitazioni sarà mia cura creare una situazione nella quale poter esporre con un gruppo di magistrati queste riflessioni. Con alcuni di loro ho anche parlato di questo, ma non c’è dubbio che è utile, all’interno di una riscrittura dell’assistenza generale, affrontare anche questa tematica.
Il quarto Comandamento [Onora il padre e la madre, N.d.R.] – che noi abbiamo ridotto ai bambini che devono ubbidire ai genitori – in realtà riguarda gli adulti che non debbono mettere i loro anziani nei cronicari. Anche quando perdono il senno devono onorarli».

Pavarotti: «Lei lo vorrebbe per sé un amministratore di sostegno?».

Monsignor Paglia: «Ma col cavolo…».

Pavarotti: «Ma allora perché bisogna infliggerlo agli altri?».

Monsignor Paglia: «Cercherò di creare delle condizioni per riflettere in maniera attenta su questa tematica, proprio perché ho avuto esperienza diretta del dramma i tanti anziani. Vogliamo una nuova affezione per gli anziani, non soggetti che devono essere regolamentati con le carte. C’è prima una condizione di affetto che non può decadere. Ecco perché sono convinto che questa battaglia di dare dignità agli anziani sia una battaglia di altissima civiltà. L’ho detto anche alla premier Giorgia Meloni: l’Italia, essendo il primo Paese europeo per vecchiaia, ha il diritto morale di dire a tutta Europa che gli anziani devono essere onorati. Io non cesserò di ricordarlo e di far sì che si dica: l’Italia è un Paese dove si invecchia bene».

Pavarotti: «E i giudici fuori dalla porta, grazie…».

Monsignor Paglia: «Noi ai giudici, quando diventeranno anziani, gli daremo affetto, non l’amministrazione di sostegno. Noi anziani abbiamo una condizione di fragilità, ma, se condivisa, diventa una forza, non una debolezza. Ecco perché c’è bisogno di tessere un’alleanza fra tutti noi fragili e amici del fragile. E la collocazione in cronicari non dovrà più essere l’unica risposta alla fragilità».

Monsignor Paglia, a 78 anni, ha l’energia e la grinta di un ventenne. Il suo ultimo libro si intitola L’età da inventare (Piemme, 2021). La vecchiaia, appunto. Tutta da reinventare e riformulare perché non sia l’età del castigo.
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