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Tokyo, un “Ristorante degli ordini sbagliati” per cambiare la percezione della demenza

19-09-2023 14:44 - News
Una cameriera con demenza in difficoltà con un grosso macinapepe viene aiutata dagli ospiti del “Ristorante degli ordini sbagliati” di Tokyo, in un’atmosfera cordiale e divertita.
Può capitare che ordini una cosa e te ne arriva un’altra, che l’anziana cameriera accompagni i suoi ospiti a un tavolo e poi si sieda con loro, che un cameriere serva un caffè caldo con una cannuccia, o che si beva il bicchiere d’acqua che doveva portare in tavola. Ma nessun cliente si infastidisce o si arrabbia. Accade al “Ristorante degli ordini sbagliati” di Tokyo, il cui personale è costituito da persone con demenza.

Mentre si trovava in visita in una casa famiglia dove vivono persone con demenza, Shiro Oguni, un regista televisivo giapponese, ordinò che per pranzo gli fosse portato un hamburger di carne, ma in luogo di questo gli venne servito un piatto di gyoza (ravioli di carne). Si guardò intorno e vide che le altre persone mangiavano di gusto. Questa situazione lo portò a pensare: «Perché alzare le sopracciglia di fronte alla differenza tra un hamburger sfrigolante e un piatto di gyoza? Quindi è un errore, beh, va bene». Fu così, che invece di rifiutare il piatto, decise di accettarlo in segno di rispetto e gentilezza verso le persone che lo stavano ospitando. Con questo tipo di disposizione la consumazione del pasto si trasformò in un momento rilassato e piacevole.

L’idea di creare il “Ristorante degli ordini sbagliati” scaturì da questa vicenda. Esso è stato realizzato a Tokyo ed il personale è costituito da persone con demenza. Dunque può capitare che gli/le clienti ordinino un piatto e ne vadano arrivare un altro, ma invece di infastidirsi o arrabbiarsi, assaporano con curiosità la sorpresa. «Potresti pensare che sia pazzesco, un ristorante che non riesce a evadere gli ordini giusti – si legge nel sito –. Tutti i nostri camerieri sono persone con demenza. Potrebbero ricevere il tuo ordine correttamente, oppure no. Tuttavia, stai certo che se anche il tuo ordine fosse sbagliato, nel nostro menù tutto è delizioso e unico nel suo genere. Questo lo garantiamo».

E gli errori non riguardano solo il cibo, è tutta l’atmosfera da essere particolare. Ad esempio, può capitare che l’anziana cameriera accompagni i suoi ospiti a un tavolo e poi si sieda con loro. Che un cameriere serva un caffè caldo con una cannuccia, o che si beva il bicchiere d’acqua che doveva portare in tavola. O ancora, che un’altra cameriera anziana fatichi a girare un grosso macinapepe, non del tutto sicura che il pepe cada dove vuole, e tutti al tavolo contribuiscano ad aiutarla, esultando, ad impresa ultimata, con un “ce l’abbiamo fatta!” condito di risate. Non risulta che nessuno o nessuna si sia mai lamentato/a del servizio.
Shiro Oguni, il regista giapponese che ha promosso il “Ristorante degli ordini sbagliati” di Tokyo (nel quale lavorano persone con demenza), accanto ad una locandina con l’insegna del locale.

Inaugurato nel 2017, il Ristorante non lavora stabilmente, esso è progettato come un evento ricorrente, ripetuto più volte nell’arco di diversi giorni, allo scopo sensibilizzare la cittadinanza sui temi della demenza intesa come decadimento cognitivo, perdita della memoria, diminuzione delle capacità comunicative e di apprendimento. Tutti sintomi che possono essere causati da differenti patologie. L’apertura del Ristorante ha comportato un investimento iniziale di 115.000 dollari, messi insieme attraverso una raccolta fondi, ed ha coinvolto molte professionalità (professionisti della ristorazione, designer di interni, la supervisione dei servizi di assistenza sociale, il supporto delle organizzazioni impegnate nell’àmbito della demenza).

Il Giappone ha un tasso di invecchiamento della popolazione molto elevato e le fonti governative prevedono che la demenza colpirà una persona su cinque entro il 2025. È lo stesso Oguni ad ammettere quali fossero i suoi pregiudizi riguardo alla demenza e come sia cambiata la sua visione: «come tutti gli altri, la mia consapevolezza della demenza inizialmente tendeva verso immagini negative di persone che erano “radicalmente smemorate” e “vagavano senza meta”. Ma in realtà esse possono cucinare, pulire, fare il bucato, fare la spesa e fare altre cose “normali” per sé stesse. Da vicino, potrebbero andare un po’ “fuori rotta” di tanto in tanto, ma…». La verità è che le persone con demenza che lavorano nel ristorante, rilevando di avere un ruolo, si sentono incluse, svolgono i loro compiti con disponibilità, gentilezza e allegria, si percepiscono e vengono percepite come laboriose e produttive.

I timori iniziali del regista giapponese erano che l’iniziativa potesse essere intesa come una spettacolarizzazione della demenza, o che le persone coinvolte potessero essere messe in ridicolo. «Ma in realtà, quando gli ospiti vedono i sorrisi dei membri con demenza dello staff e la gioia che motiva il loro lavoro, alcuni sperimentano un senso di coraggio, mentre altri si commuovono fino alle lacrime» racconta. Ed anche i camerieri e le cameriere confermano l’impressione positiva con affermazioni come: «Sono ancora capace. Questo mi ha dato fiducia».

Dal 2017 l’iniziativa si è svolta con regolarità, ed è già stata replicata in Corea del Sud ed in Australia. Nel sito vi sono molti video, molte fotografie e molte informazioni pubblicati con l’auspicio che il «sentimento di apertura e comprensione si diffonda in tutto il Giappone e nel mondo». (Simona Lancioni)
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