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Occorre mettere al bando la “psichiatria a mano armata”

25-08-2023 15:13 - News
Una donna scalza e con un miniabito bianco spicca un salto all’interno di un ambiente fatiscente e senza infissi (foto di mododeolhar su Pexels).
Simone Di Gregorio, un 35enne con disturbi psichici di San Giovanni Teatino (Chieti) è morto pochi giorni fa dopo aver subito un intervento con il taser ed una sedazione farmacologica. «Per evitare morti e lutti di questo genere occorre archiviare e mettere al bando la “psichiatria a mano armata”; occorre imparare a gestire il disagio mentale e comportamentale con vere capacità di ascolto e di presa in carico da parte della collettività; la psichiatria italiana – dopo decenni di chiusura “formale” dei manicomi – è ancora zavorrata pesantemente da enormi catene coatte che sconfinano spesso nella violenza e a volte persino nella tortura», si legge, tra le altre cose, nel comunicato diramato dal Centro per l’alternativa alla medicina e alla psichiatria Francesco Lorusso di Bologna in relazione alla vicenda.

Lo scorso 13 agosto Simone Di Gregorio, un 35enne originario di Pescara ma residente con la famiglia a San Giovanni Teatino, un Comune con meno di 15mila abitanti in provincia di Chieti, è morto dopo aver subito un intervento con il taser (la pistola a impulsi elettrici) effettuato dai Carabinieri, ed una sedazione farmacologica da parte dagli operatori del 118. Secondo quanto riferito dalla stampa, Di Gregorio soffriva di disturbi psichici ed era in cura presso un centro di igiene mentale. La domenica del 13 agosto l’uomo si aggirava nudo nei pressi dei binari ferroviari nel Corso Vittorio Emanuele II del suo Comune di residenza. Allarmati, i presenti hanno richiesto un intervento dei Carabinieri che hanno tentato di bloccarlo col taser, ma senza riuscirci. Spaventato ed in palese stato di alterazione è sfuggito alle Forze dell’Ordine che hanno continuato a inseguirlo. Una volta fermato, è stato richiesto l’intervento degli operatori del 118, che lo hanno sedato e fatto salire su un’ambulanza diretta all’Ospedale di Chieti, dove però Di Gregorio è arrivato già morto. «Come Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale è doveroso affermare con chiarezza che non è accettabile che l’operazione per ricondurre alla calma una persona in evidente stato di agitazione e, quindi, di difficoltà soggettiva, si concluda con la sua morte. Questo è quanto, stando anche alle notizie di stampa, è invece avvenuto ieri sera», ha dichiarato Mauro Palma in una nota diramata il giorno successivo alla vicenda. «Sarà l’indagine a chiarire meglio circostanze e cause del decesso e per questo attendiamo con fiducia quanto la Magistratura accerterà – ha aggiunto –. La ormai sedimentata collaborazione del Garante nazionale con le diverse Forze dell’Ordine, centrata soprattutto sulla formazione, obbliga a una riflessione comune sullo sviluppo sempre più positivo della professionalità di chi opera in contesti spesso difficili e sul coordinamento delle azioni con gli attori dei servizi sanitari di urgenza».

Sulla vicenda si è espresso anche il Centro per l’alternativa alla medicina e alla psichiatria Francesco Lorusso di Bologna, con un comunicato a firma del suo portavoce, lo psichiatra Vito Totire, che proponiamo di seguito.

«La tragica vicenda di San Giovanni chietino induce alcune riflessioni:

L’uso della pistola taser ha sempre dimostrato, complessivamente, un bilancio negativo tra “costi” e “benefici”; quando poi viene usata in “psichiatria” lo squilibrio tra costi e benefici depone ancora più nettamente contro l’uso.
Non riteniamo accettabile neanche l’uso dello spray al peperoncino, in psichiatria; cosa diversa è per chi deve difendersi da aggressioni fisiche/sessuali in condizioni di isolamento o di omertà (sindrome “Ketty Genovese”).
Che sinergia esiste tra effetti del taser ed effetti collaterali di certi psicofarmaci? Anche questi ultimi vengono spesso usati senza una ponderata valutazione degli effetti collaterali e senza una approfondita considerazione delle interferenze e delle reazioni individuali; a Bologna, qualche anno fa, abbiamo potuto constatare la somministrazione coatta di uno psicofarmaco ad una persona che aveva assunto considerevoli quantità di alcool, stante che quello psicofarmaco è “sconsigliato” dallo stesso produttore per chi appunto abbia assunto alcolici; tuttavia il procedimento è stato archiviato a seguito di una valutazione del consulente del pubblico ministero secondo il quale “forse” la causa di morte era un’altra (quindi non ascrivibile ad una sinergia negativa tra l’alcool e un farmaco che comunque non doveva essere usato); contattammo all’epoca l’ufficio che si occupa della registrazione degli effetti collaterali dei farmaci ma ci è stato detto che “non interessa” registrare gli effetti di sinergie ma solo gli effetti diretti e monofattoriali del farmaco…
Sulla morte di Simone di Gregorio una inchiesta è già aperta e questo è ovviamente doveroso; proponiamo ai Sindaco, nella sua veste di autorità sanitaria locale di avanzare, a nome del Comune, istanza di costituzione di parte civile e noi stessi avanzeremo la stessa istanza anche a supporto di eventuali iniziative di familiari e amici di Simone.
Per evitare morti e lutti di questo genere occorre archiviare e mettere al bando la “psichiatria a mano armata”; occorre imparare a gestire il disagio mentale e comportamentale con vere capacità di ascolto e di presa in carico da parte della collettività; la psichiatria italiana – dopo decenni di chiusura “formale” dei manicomi – è ancora zavorrata pesantemente da enormi catene coatte che sconfinano spesso nella violenza e a volte persino nella tortura; gli SPDC no restraint (ovvero i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura nei quali le persone non vengono mai contenute fisicamente) risultano essere solo il 10-15% degli SPDC a livello nazionale; ovviamente esiste anche il grave problema della contenzione chimica/psicofarmacologica; altrettanto ovviamente la “cura della psiche” può esistere solo sul terreno della consensualità, del rispetto della persona e dei diritti umani.
Esprimiamo il nostro rammarico e il nostro sentimento di lutto per quanto accaduto e contestualmente inviamo al Sindaco in qualità di autorità sanitaria locale e di rappresentante della collettività (non avendo peraltro purtroppo contatti diretti con i familiari) le nostre più vive condoglianze». (S.L.)



Per informazioni: vitototire@gmail.com
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