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La Lobby Europea delle Donne e l’adesione dell’UE alla Convenzione di Istanbul

12-06-2023 15:04 - News
Illustrazione grafica dedicata a promuovere la petizione di “WeMove Europe” volta a velocizzare l’adozione della Direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne. Essa raffigura quattro donne di età diverse che sfilano insieme in una sorta di corteo, coi pugni alzati in segno di rivendicazione, con un megafono e diverse bandiere. Due di loro hanno una disabilità.
La Lobby Europea delle Donne esprime apprezzamento per la votazione del Parlamento Europeo favorevole all’adesione alla Convenzione di Istanbul. E tuttavia, memore dell’opposizione riscontrata da parte di alcuni Stati membri, invita a fare pressione sulle singole Istituzioni europee affinché nella seduta del Consiglio Giustizia e Affari Interni, prevista in Lussemburgo per l’8 e 9 giugno, queste appoggino senza esitazione l’adozione, a maggioranza qualificata, della Direttiva specifica sulla lotta alla violenza contro le donne. Un invito che chiama in causa anche l’Italia, se consideriamo che diversi esponenti della Destra del Governo Italiano si sono astenuti, o hanno votato contro, la ratifica della Convenzione da parte dell’Unione Europea.

«Una decisione storica», così la Lobby Europea delle Donne (European Women’s Lobby, in sigla EWL) definisce la votazione del Parlamento Europeo favorevole all’adesione alla Convenzione di Istanbul, ovvero la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, promulgata nel 2011.

«Questa storica decisione ha inviato ancora una volta un forte messaggio: l’UE si preoccupa, le donne sono prese sul serio e la violenza contro le donne non è una questione privata, ma una questione strutturale radicata nel patriarcato, nel sessismo e nella misoginia – ha dichiarato Reka Safrany, presidente dell’EWL nel comunicato diramato dall’Organizzazione –. Il messaggio che l’UE ha dato è che i diritti delle donne sono diritti umani fondamentali, al centro del progetto europeo, e che quindi tutte le forme di violenza contro le donne devono finire». Ed in effetti definirla una decisione storica appare quanto mai appropriato se si considera che per ben otto anni le organizzazioni per i diritti delle donne e altre organizzazioni non governative che si occupano di diritti umani hanno lavorato insieme per chiedere all’Unione Europea di ratificare la Convenzione – lo strumento più completo e giuridicamente vincolante che abbiamo a disposizione per affrontare adeguatamente il fenomeno –, ma si sono dovute scontrare con l’opposizione di alcuni Stati membri. L’adesione alla Convenzione da parte dell’Unione Europea non esime gli Stati che non hanno ancora provveduto a ratificarla (vale a dire: la Bulgaria, la Repubblica Ceca, l’Ungheria, la Lettonia, la Lituania e la Slovacchia) dal procedere in tal senso, ma «ora, l’adesione all’UE rappresenta un’opportunità per tutti gli Stati membri di impegnarsi in un quadro giuridico comune per affrontare la violenza contro le donne a livello europeo. La ratifica della Convenzione di Istanbul da parte dell’UE svolgerà un “ruolo unificante”, come ha affermato la Commissaria per l’Uguaglianza, Helena Dalli, nel suo discorso».

L’attuazione della Convenzione rende necessaria la predisposizione di strumenti giuridici completi, ed infatti la Commissione europea ha già provveduto a proporre una Direttiva specifica sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, che la Lobby Europea delle Donne ha accolto con grande favore. «La proposta della Commissione è già un’ottima base per i negoziati, in quanto propone l’armonizzazione delle definizioni dei reati legati allo sfruttamento sessuale, compresa la violenza sessuale, e alla cyberviolenza; propone inoltre misure concrete per rispondere alle esigenze specifiche delle vittime di violenza e per garantire il loro accesso alla giustizia», si legge in un altro passaggio del comunicato. Tuttavia l’EWL constata con dispiacere «che la proposta presentata dalla Commissione Europea nel marzo 2022 sia stata purtroppo indebolita dagli Stati membri su molti aspetti cruciali della Direttiva, in particolare sulla definizione uniforme di stupro».

«Le vittime di stupro non godono dello stesso livello di protezione in tutta Europa, poiché le definizioni del reato variano notevolmente da un Paese all’altro – spiega infatti l’Organizzazione –. Molti Stati membri non hanno ancora definizioni adeguate basate sul concetto di consenso liberamente dato, ma mantengono definizioni basate sulla costrizione che non offrono una protezione adeguata alle vittime. In questo contesto, solo un piccolo numero di donne si sente sicuro a denunciare e a chiedere aiuto e quindi la grande maggioranza dei crimini sessuali rimane sommersa. E per quelle che osano denunciare, ci sono troppi ostacoli».

Dunque EWL guarda già al prossimo appuntamento, fissato per l’8-9 giugno in Lussemburgo, quando il Consiglio Giustizia e Affari interni, che è composto dai ministri della Giustizia e degli Affari Interni di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, dovrà esprimersi sull’adozione, a maggioranza qualificata, dell’approccio generale del Consiglio sulla Direttiva. Anche in questa occasione l’EWL chiede alle Istituzioni europee di non deludere le donne vittime di violenza dell’Unione Europea, e alle singole persone di fare pressione sulle Istituzioni europee firmando la petizione in materia di violenza di genere promossa da WeMove Europe, e disponibile a questo link.

L’Italia è tra gli Stati membri dell’Unione Europea che ha già ratificato la Convenzione di Istanbul, l’ha fatto con la Legge 77/2013, tuttavia, come già segnalato in una precedente nota, in occasione della votazione nella quale il Parlamento Europeo ha dato il via libera alla procedura per la ratifica della Convenzione da parte dell’Unione Europea, la maggioranza dei/delle esponenti di Lega e Fratelli d’Italia si sono astenuti, e due deputate della Lega hanno votato contro. È dunque importante fare pressione anche sulle nostre Istruzioni affinché l’8-9 giugno l’increscioso episodio non si ripeta. (Simona Lancioni)



Per informazioni: Laura Kaun, direttrice delle politiche e delle campagne kaun@womenlobby.org; Irene Rosales, responsabile delle politiche e delle campagne rosales@womenlobby.org; Mirta Baselovic, coordinatore delle comunicazioni e dei media baselovic@womenlobby.org
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