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Il senatore Antonio Guidi: no alla “delega in bianco” agli amministratori di sostegno

02-09-2023 14:36 - News
Un’immagine del senatore Antonio Guidi. Un’immagine del senatore Antonio Guidi.
Da tanti anni impegnata nel denunciare gli abusi nell’applicazione dell’amministrazione di sostegno, l’Associazione Diritti alla Follia si è confrontata su questo e altri temi di particolare rilevanza con il senatore Antonio Guidi, responsabile del Dipartimento “Disabilità ed equità sociale” di Fratelli d’Italia, che, a suo tempo, partecipò alle fasi di gestazione della Legge che ha introdotto questo istituto giuridico nel nostro ordinamento.

Da tanti anni impegnata nel denunciare gli abusi nell’applicazione dell’amministrazione di sostegno, l’Associazione Diritti alla Follia si è confrontata su questo e altri temi di particolare rilevanza con il senatore Antonio Guidi, responsabile del Dipartimento “Disabilità ed equità sociale” di Fratelli d’Italia, che, a suo tempo, partecipò alle fasi di gestazione della Legge 6/2004, quella che ha introdotto questo istituto giuridico nel nostro ordinamento. Riportiamo di seguito alcune dichiarazioni rilasciate in esclusiva all’Associazione.

«Non sono mai stato d’accordo su una delega così ampia e “in bianco” agli amministratori di sostegno, perché prevedevo – non in queste proporzioni e con tale profondità – i pericoli di un “assegno in bianco “così forte a carico di una persona responsabile di una o più vite umane. Negli anni si è creato – nonostante tanti esempi positivi – un vero e proprio mercimonio di amministratori di sostegno che hanno depredato persone fragili o le hanno rinchiuse in RSA private [Residenze Sanitarie Assistenziali, N.d.R.], traendone un grande guadagno anche personale e illegittimo.

Questo clima – se non di illegalità, borderline – mi fa dire che, come tutte le leggi, seppur nate positivamente, anche questa deve essere rivista, dopo un paio di decenni. Questo è il momento giusto, soprattutto, ripeto, perché la “delega in bianco” non può che essere foriera di pericoli troppo spesso diventati realtà.

Tutto qua. È chiaro che all’interno di queste parole “tutto qua” c’è un mondo di sofferenze, ingiustizie, complicità anche organizzate.

Un amministratore di sostegno per me? No. Ci mancherebbe altro. Come nessuno, no. Secondo me è quasi naturale il no. Capisco che in certi casi l’aiuto di una persona terza possa essere utile, ma un aiuto come quello di una consulenza legale. Una gestione non eterodiretta e non così potente da superare qualsiasi altro sentimento.

Quanto potrò garantire di concreto non lo so, ma certo darò la massima attenzione attiva, perché l’argomento merita il massimo dell’interesse fattivo. In qualsiasi momento sono con voi».

Intervenuto all’interno della rubrica settimanale curata dall’Associazione, “Il dritto fragile” (puntata n° 116 del 9 agosto 2023, disponibile a questo link), Guidi ha fatto il punto sulle politiche per la disabilità in Italia.

«Il nostro Paese ha fatto una conquista enorme, la chiusura dei manicomi, con la Legge 180/1978. I lager di Stato non esistono più, anche se esistono case di cura orribili, centri, anche statali, che fanno vergogna, ma il manicomio per fortuna no. Si sono presi provvedimenti importanti, anche se con eccessiva lentezza e con enorme disparità fra le Regioni. La pandemia, per le restrizioni spesso inutili della libertà personale, ha bloccato il percorso di una lenta conquista della dignità. Recuperare questa forbice è molto difficile, siamo entrati in un periodo di egoismo e di vedere l’altro come un nemico.

Un’epoca è finita, anche in un urlo di dolore, dobbiamo rifondare qualche punto anche per dare un po’ di entusiasmo ai diretti interessati (non utenti, beninteso) con disabilità.

Quindi mi sono permesso, avendo partecipato da semplice medico di provincia alla stesura della Legge 104/1992, di dire, in maniera un po’ provocatoria, che si può parlare di stendere una “105”, una legge leggera, agile, veloce, che comprenda tutti i diritti e i doveri enunciati dalla 104, ma che non permetta di evadere così tanto, perché questi diritti così fragili e così poco esigibili sono davvero una condanna».

Un altro importante tema affrontato è quello dell’assenza, nel tavolo sulla Salute Mentale istituito presso il Ministero della Salute, dei destinatari dei servizi.

«Per me – ha detto il senatore Guidi –, la partecipazione del diretto interessato è fondamentale, non per una regalia “para democratica”, ma per un discorso scientifico. Senza questa partecipazione non si può costruire un percorso di terapia, diagnosi e progetto di vita. Io stesso, quando, per tre anni e mezzo, ho presieduto l’Osservatorio sulla Salute Mentale, quando ero sottosegretario di Stato, ho lamentato la scarsa presenza dei diretti interessati. Perché è molto rassicurante mettere i tecnici a parlare di sé stessi e degli altri, è autoreferenziale. Io mi sono sempre battuto sulla partecipazione, prima di tutto, dei diretti interessati e delle loro famiglie. Però è un percorso molto difficile, perché mette in luce le insicurezze, i dubbi, le problematiche del tecnico. È facile dire: là c’è il male, io sono il bene che “bonifica”. Non è così, questo va superato. Io sento molto la mancanza della presenza, meravigliosamente scomoda, dei diretti interessati».
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