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Contrasto alla violenza di genere, una scommessa quotidiana da affrontare con fiducia

03-12-2023 12:05 - News
Un’opera pittorica dell’artista turca Hülya Özdemir raffigura le spalle ed il viso di una donna che accosta due fiori ai capelli.
Sono stati i momenti di grande intensità emotiva il tratto che ha contraddistinto “Una scommessa quotidiana”, l’evento sui temi della violenza di genere organizzato dall’UICI di Catania lo scorso 23 novembre. L’iniziativa ha affrontato il tema della violenza nella particolare prospettiva che scaturisce da una riflessione sull’impatto del caregiving sulla vita delle donne, ed ha cercato di far emergere l’esistenza di forme di violenza meno note rispetto a quella fisica, ma ugualmente rilevanti. Ben volentieri diamo spazio al resoconto di Simonetta Cormaci, referente per le questioni di genere dell’Ente organizzatore.
Un’opera pittorica dell’artista turca Hülya Özdemir raffigura le spalle ed il viso di una donna che accosta due fiori ai capelli.

Momenti di grande intensità a “Una scommessa quotidiana”, l’evento organizzato dall’UICI di Catania (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), con la partecipazione dell’UICI di Siracusa, nel pomeriggio dello scorso 23 novembre, nell’àmbito delle celebrazioni per la Giornata internazionale per l’eliminazione delle violenze sulle donne [se ne legga una presentazione a questo link, N.d.R.].

Solitamente quando si parla di violenza sulle donne si tende a dare risalto alla violenza fisica, la più cruenta. Ad esempio, siamo ancora tutti costernate/i dal femminicidio di Giulia Cecchettin, un crimine, purtroppo, seguito a ruota da altri due femminicidi…

Tuttavia, quando abbiamo scelto di organizzare per il 25 novembre un’iniziativa che fosse anche significativa e identitaria, abbiamo ritenuto importante mettere in risalto anche le altre forme di violenza che colpiscono da vicino le donne con disabilità, nonché le madri di figlie e figli con disabilità. Ed in particolare la violenza psicologica, quella economica e le diverse forme di discriminazione, tra le quali quella istituzionale.

In tal modo abbiamo inteso dare voce alle donne caregiver involontarie [coloro che prestano assistenza ad una persona con disabilità per colmare l’assenza o la carenza di servizi di assistenza pubblici, N.d.R.], che si dedicano totalmente, e con grandissimo amore, all’accudimento di figlie e figli con disabilità, un accudimento a cui tuttavia corrisponde un altrettanto importante annullamento delle loro vite. Conosciamo bene il fenomeno perché incontriamo queste donne quotidianamente nella nostra Sezione, dove si recano per accompagnare i loro figli e le figlie al Centro di riabilitazione.

In Italia il caregiving, ovvero il lavoro di cura e accudimento prestato a familiari disabili, infermi, anziani, è svolto da donne nel 78% dei casi. Una dedizione che si concretizza nell’assistenza igienico-sanitaria, nella somministrazione di farmaci, nell’accompagnamento a scuola (nel caso di figli in età scolare), nell’accompagnamento nelle strutture sanitarie e nei centri di riabilitazione, nel disbrigo delle pratiche per l’ottenimento di ausili o provvidenze, e nell’interlocuzione con l’esterno, dove queste figure svolgono un’attività di mediazione per quei familiari che non sono in grado di interloquire autonomamente.

A pensarci sembra impossibile che si possa sostenere questo carico di lavoro che va sommarsi, e lo diciamo subito, alle ulteriori esigenze di affettività e relazione con altri componenti della famiglia, e all’attività di accompagnamento svolta per sopperire alla mancanza di una reale inclusione sociale.

Appare evidente che non resta tempo per sé stesse, molte caregiver sono costrette a lasciare il lavoro, a trascurare la salute, finiscono col perdere interesse per ogni precedente aspirazione, cadono talvolta nel burnout [la sindrome da esaurimento professionale, N.d.R.] o in depressione, oppure manifestano altri disturbi psicosomatici. Spesso anche la vita di coppia si snatura, e non sono infrequenti le separazioni. Vero è anche che ci sono coppie che talvolta condividono questo impegno, ma sono casi sporadici. Se ci fossero figure specializzate a supporto dell’oneroso lavoro di assistenza svolto dalle famiglie, le donne non dovrebbero essere costrette a rinunciare a molti aspetti della loro esistenza, e potrebbero continuare a esprimere la loro presenza amorosa senza dover sostenere l’enorme peso di un carico totalizzante.

Il nostro incontro, moderato dalla giornalista Sarah Donzuso, si è aperto con i saluti ed una riflessione di Rita Puglisi, la presidente della Sezione UICI di Catania, che ha focalizzato il suo intervento sull’invisibilità delle donne e delle donne disabili anche rispetto a queste problematiche. Nell’accennare al tema della violenza sulle donne, Puglisi si è soffermata su quelle forme di violenza che spesso non sono riconosciute come tali, giacché non si tiene conto che frequentemente le donne con disabilità non si trovano in condizione di chiedere aiuto, e che spesso sono vittime di quegli operatori o caregiver che dovrebbero, invece, aiutarle. A ciò si aggiunga che ci sono anche le discriminazioni multiple, ossia quelle che ci colpiscono sia in quanto donne, che in quanto disabili. Tutti aspetti spesso difficili da individuare fino a quando non si diventa consapevoli della loro esistenza. Va in questa direzione un’apprezzabile iniziativa avviata nella nostra Sezione che ci sta permettendo di acquisire conoscenze proprio su questi aspetti. Si tratta di un importante il lavoro congiunto con l’Associazione Centro Antiviolenza Thamaia, definito attraverso un protocollo ratificato due anni fa, e che prevede un partenariato per il contrasto alle violenze di genere.

Alcuni rappresentanti istituzionali intervenuti hanno espresso la loro vicinanza all’UICI di Catania e la loro disponibilità a collaborare. Grazie agli interventi delle psicologhe del nostro Sportello donna, Susanna Nania e Cetty Giannone (dell’UICI di Siracusa), abbiamo riflettuto sull’impatto del caregiving sulla vita delle donne. La nostra Assistente Sociale, anch’essa operatrice dello Sportello, ci ha omaggiato di una sua poesia ed ha coinvolto nella riflessione Vanessa Tomagra, mamma di Mary Sol, una bambina in terapia presso il nostro Centro. La sua testimonianza ci ha molto colpito. La famiglia ha dovuto cambiare città per avvicinarsi all’Ospedale dove viene curata Mary Sol ed ha cercato una casa vicino al mare, grande passione della bambina. Vanessa ha perso il lavoro per dedicarsi ad assistere sua figlia, ma se la sua vita di donna si è annullata, l’amore per Mary Sol si avverte pienamente.

Grazie al reading proposto dall’attrice e regista Tiziana Giletto abbiamo ripercorso la drammatica esistenza/testimonianza di Ada D’Adamo, autrice del libro Come d’aria [Elliot, 2023, romanzo che ha vinto l’edizione 2023 del Premio Strega, N.d.R.]. D’Adamo – artista, scrittrice, madre di una figlia con grave disabilità – è morta pochi mesi fa a causa di un tumore trascurato per la difficoltà di conciliare la cura di sé con la cura di sua figlia.

Un’ulteriore importante testimonianza è stata resa da Agata Ingala, madre di una bambina con una grave disabilità, avvocata di Siracusa ed anche vittima di violenza. La sua vicenda ci ha messo drammaticamente di fronte a situazioni molto impattanti, e forse, ascoltandola, ognuna delle persone presenti si è chiesta come fosse possibile sostenere tanta fatica e tanto dolore… Le persone presenti sono rimaste colpite anche dalla sincerità di Sarah Donzuso, quando ha condiviso di essere stata anche lei vittima di violenze, ma anche come, con l’aiuto di persone amiche e di figure specializzate, nonché con la forza di volontà, sia riuscita a lasciarsi alle spalle quel periodo infelice. Questo ci fa capire quanto sia importante non chiudersi nel silenzio, ma cercare sempre di parlare con qualcuno/a delle proprie esperienze drammatiche e dei propri bisogni, tenendo presente che si può sempre far riferimento ai Centri Antiviolenza ed alle competenze di chi ci lavora. Un concetto, quest’ultimo, ribadito da Daniela Ossino, psicologa dell’Associazione Thamaia, che ha anche sottolineato quanto sia fondamentale che vengano definiti dei percorsi di riabilitazione delle donne funzionali ad una definitiva fuoriuscita dalla violenza.

Dal proprio canto, chi scrive ha proposto una riflessione sulla complessità che attraversa le vite delle molte donne che abbiamo cercato di rappresentare. Una complessità che non va disconosciuta ricorrendo a semplificazioni, e che ci impegniamo a supportare come Sportello donna.

In conclusione vorrei esprimere alcune considerazioni sul vuoto normativo che deve essere colmato per la definizione e il riconoscimento della figura del caregiver, ed in particolare del caregiver familiare convivente. Infatti il Disegno di Legge che si propone una disciplina della materia è fermo al Senato da qualche anno, ma si spera che il Tavolo tecnico istituito dalla Ministra della Disabilità Alessandra Locatelli possa finalmente elaborare un testo capace di armonizzare le istanze giunte da molte Associazioni operanti nel settore della disabilità. A noi cittadine e cittadini il compito di vigilare affinché la politica si attivi realmente per tutelare e normare al meglio tanti aspetti della vita sociale. A noi anche l’impegno di essere solidali, fiduciose e fiduciosi nell’importanza di camminare insieme nella nostra scommessa quotidiana.



* Referente per le questioni di genere della Sezione UICI di Catania. Il presente testo è già apparso sul «Giornale UICI», il Giornale online dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI), e viene qui ripreso, con lievi adattamenti al diverso contesto, per gentile concessione.
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