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Cavalli e autismo: benefici anche ‘sulla distanza’

06-07-2023 15:01 - News
Il cavallino della Breyer dedicato all'ASD
Uno studio italo-francese sulle terapie assistite nei casi di autismo indica che gli effetti positivi potrebbero crescere con la continuità nel tempo di questa pratica

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Bologna, 1 luglio 2023 – La stampa specializzata scientifica internazionale ha pubblicato in questi giorni uno studio con tanta Italia e di grandissimo interesse che lega sempre più cavalli e autismo.

Grazie alle ricerche condotte al Centro per le Scienze Comportamentali e di Salute Mentale dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma e al Laboratoire d’Ethologie Expérimentale et Comparée, Université Sorbonne di Parigi si è tornati a parlare dell’utilità del cavallo in relazione al disturbo dello spettro autistico.

Le attività assistite con gli equini (acronimo inglese EAA) sono considerate una pratica riabilitativa innovativa adatta ai bambini con disturbi del neurosviluppo. Tra cui quello dello spettro autistico (autism spectrum disorder, ASD).

Mentre in passato sono state utilizzate scale standardizzate come strumento per valutare gli effetti delle terapie assiste su diversi domini di funzionamento dell’autismo, pochi studi hanno considerato invece un approccio etologico come mezzo per descrivere le interazioni uomo-cavallo nel contesto dell’ASD.


Le osservazioni sul campo

Nello studio condotto in totale sinergia tra Italie e Francia, Barbara Collacchi, Marta Borgi, Francesca Cirulli e Noémie Pinchaud hanno valutato il comportamento di 19 bambini con ASD e 19 bambini a sviluppo tipico (TD), durante le sessioni a contatto con i cavalli.

Le studiose hanno sviluppato un etogramma – una sorta di catalogo dei comportamenti – per valutare le relazioni spaziali, le interazioni sociali e i comportamenti comunicativi mostrati dai bambini nei confronti del cavallo. Nonché il verificarsi di comportamenti problematici.

Ogni sessione pomeridiana ha avuto una durata di circa 30 minuti. Comportava la toelettatura, la manipolazione del cavallo alla lunghina, il lavoro in sella, gli esercizi di equitazione, gli esercizi o i giochi da fermo e la consegna al cavallo di una ricompensa in cibo.

I ricercatori, che hanno riferito nella rivista Scienze Applicate, hanno scoperto che i bambini con autismo tendono a eludere maggiormente il contatto con il cavallo. Anche solo quello visivo. E hanno mostrato un maggior numero di comportamenti problematici.

Le femmine hanno avuto la tendenza a stare più vicine ai cavalli e hanno mostrato una minore frequenza di comportamenti problematici rispetto ai maschi.

I bambini con maggiore esperienza nelle attività assistite con gli equini (meno di un mese rispetto a un mese o più) stavano più vicini al cavallo e curavano i loro animali.

Nel complesso, i risultati indicano che i comportamenti dei bambini durante le sessioni di EAA sono modulati dal sesso e dall’età. Mentre l’esperienza precedente dei bambini con gli EAA sembra migliorare la distanza interpersonale e la gestione del cavallo.


L’etologia alla base

I risultati di questo studio evidenziano l’importanza di esplorare le risposte comportamentali dei bambini durante le attività assistite dagli animali attraverso misurazioni dirette. Ciò può consentire di collegare la qualità/forza della relazione bambino-cavallo ai benefici ottenuti dal bambino, in particolare nel dominio sociale/comunicativo, un sintomo centrale dell’autismo.

Le autrici hanno osservato che in altri studi è stato registrato un aumento dell’attenzione. Della capacità di concentrarsi sui compiti e di una minore distraibilità in seguito ad attività assistite con l’equino. Questo è stato collegato ai partecipanti con un alto livello di impegno e coinvolgimento durante le sessioni di equitazione terapeutica.

Le attività con i cavalli – essendo in grado di stimolare i domini fisici, sociali e cognitivi e svolgendosi all’aperto – hanno un grande potenziale. E si integrano bene nel piano riabilitativo generale dei bambini con disturbo dello spettro autistico.

«Siamo stati in grado di dimostrare che un’esperienza precedente con attività assistite può migliorare la distanza interpersonale e alcune interazioni con il cavallo. Suggerendo che gli effetti positivi possono crescere nel tempo».
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