18 Maggio 2024
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Amministrazione di sostegno, le falle del sistema attraverso le quali passa il peculato

06-04-2024 14:23 - News
“Il pensatore”, statua in bronzo dell’artista francese Auguste Rodin, realizzata nel 1880 –1902, e conservata, a Parigi, nel museo che porta il nome del suo creatore. Essa raffigura un bell’uomo nudo, seduto, mentre poggia il viso sul dorso di una mano nell’atto di pensare.
Il Giudice Tutelare che non pretende puntualità nella rendicontazione e non la verifica; la Cancelleria volontaria giurisdizione che assume rendicontazioni monche e incomplete; gli istituti di credito che non dispongono misure a tutela dei conti correnti: sono queste, secondo Piero Atzori, le falle del sistema che disciplina l’applicazione dell’amministrazione di sostegno e permettono che le persone che dovrebbero essere salvaguardate da questo istituto di tutela vengano derubate dei loro averi da coloro a cui è affidato l’incarico di amministratore di sostegno. A ciò si aggiunga il ruolo dei media, che non fanno un’informazione adeguata. Il testo di Atzori prende in esame vicende accadute in Sardegna, ma queste falle si riscontrano anche in altre regioni.


La Legge 6/2004 [la norma che ha introdotto l’amministrazione di sostegno in Italia, N.d.R.] ad un profano come me sembra un capolavoro di buone intenzioni. Il “padre” della Legge, il giurista professor Paolo Cendon, la ha condizionata con la sua idea immaginifica dell’amministratore di sostegno: l’“angelo custode” (sic!). Il professor Cendon non ha sviluppato gli anticorpi leggendo Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno [una raccolta di racconti popolari scritti da Giulio Cesare Croce e Adriano Banchieri del Milleseicento, N.d.R.] e non sa quindi che quando si parla di angeli la truffa è dietro l’angolo. Ed ecco che il “beneficiario” dell’amministrazione di sostegno viene derubato dall’“angelo custode”.

Lo scorso anno «Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli», un servizio che si occupa di diritti delle persone con disabilità, ha rilanciato la proposta avanzata dall’Associazione Diritti alla Follia che venisse istituita una Commissione d’inchiesta parlamentare sul fenomeno degli amministratori di sostegno infedeli che derubano le persone fragili loro affidate (si veda: Simona Lancioni, Amministratori di sostegno condannati per furto, venga istituita una Commissione d’inchiesta parlamentare, «Informare un’h», 22 giugno 2023) . Insieme a «Informare un’h» e all’Associazione Diritti alla Follia, direi anch’io, fratello di una persona fragile vittima di saccheggio, che sarebbe ora che s’istituisse una tale Commissione.

Se si analizzano due dei tantissimi casi venuti alle cronache, uno a Cagliari (Cagliari, amministratore di sostegno si appropria indebitamente di 620mila euro, «La Nuova Sardegna», 25 maggio 2023,) e l’altro a Nuoro (Rubava i soldi degli assistiti, arrestata amministratrice di sostegno, «L’Unione Sarda», cronaca di Nuoro, 13 giugno 2023), si scopre che il presunto peculato si è protratto a Cagliari per otto anni e a Nuoro per sei. In entrambi i casi il saccheggio ha come vittime decine di persone fragili. Il protrarsi per anni del saccheggio a danno di molti indica inequivocabilmente che ci sono falle nel sistema. Perché nessuno ne parla?

Il caso di Nuoro è ancora alle prime fasi processuali, in sintesi: circa cento amministrati affidati dal Tribunale di Nuoro nel periodo 2017-2023 a R. B., arrestata in via cautelare il 13 giugno 2023; circa undicimila pagine relative a forse una decina di procedimenti penali distinti per vittime; centinaia i capi d’imputazione contestati per i reati di: peculato continuato, autoriciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita, falsità ideologica e materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici (articoli 81 c.2, 314, 476, 479, 648 ter-1 del codice penale).

Tra le vittime di R. B. vi è anche mia sorella [che risiede a Siniscola (in provincia di Nuoro), N.d.R.]. Per mia sorella il saccheggio è durato due anni abbondanti. Il fascicolo a lei relativo è di tremila pagine. L’udienza preliminare è prevista per il 30 maggio prossimo.

Le fasi della vicenda, in sintesi: il 1° marzo 2021 l’incarico provvisorio di amministratrice di sostegno è conferito a R. B., «nota all’Ufficio», con l’ordine alla stessa di depositare in Cancelleria entro venti giorni la «Relazione delle operazioni iniziali». L’11 marzo 2021, dopo aver assunto il controllo del conto corrente, l’amministratrice di sostegno inizia a saccheggiarlo. Il 19 marzo 2021 l’amministratrice di sostegno stila la relazione richiesta dal Giudice Tutelare, ma non la deposita agli atti. Il 9 aprile 2021 è effettuata la nomina definitiva all’amministratrice di sostegno, che giura di esercitare con fedeltà e diligenza l’Ufficio conferitole, avendo già saccheggiato circa novemila euro. Il 30 gennaio 2023 viene depositato il rendiconto annuale. Tale rendiconto, ritardato di sette mesi, vistato dal Giudice Tutelare, infine assunto dalla Cancelleria monco di molte pezze giustificative e incompleto di allegati, è risultato falso in ogni sua parte. I primi di marzo 2023 l’istituto di credito presso il quale l’amministrata (mia sorella) ha il conto corrente, dopo due anni di comunicazione esclusiva con l’amministratrice di sostegno, ha inviato all’amministrata la notifica di alcuni bonifici sospetti. Parte subito l’esposto in Procura e, dopo tre mesi di indagini serrate, l’amministratrice di sostegno, nel frattempo rimossa dall’incarico, viene arrestata cautelativamente.

Il saccheggio reiterato del conto corrente di mia sorella è stato possibile per due ragioni: la mancata presentazione della relazione delle operazioni iniziali, e la ritardata, nonché falsa, monca, incompleta rendicontazione annuale approvata senza indugio dal Giudice Tutelare.

Il caso di Nuoro si caratterizza per alcune grosse falle del sistema:

La prima falla è nell’Ufficio del Giudice Tutelare, il quale non ha preteso dall’amministratrice di sostegno né la puntualità della rendicontazione, né ha operato la benché minima verifica delle entrate, delle uscite e del saldo dal conto corrente attraverso la documentazione bancaria.
La seconda falla è nella Cancelleria volontaria giurisdizione, che ha assunto una rendicontazione monca e incompleta.
Dovrebbe esserci anche una terza falla nell’istituto di credito, che avrebbe dovuto tutelare il conto corrente.

Si può affermare che è stata la concomitanza di queste falle a fare del caso di una poveretta in cerca di denaro facile, il “caso B.”. Dal 13 giugno 2023 ad oggi i giornali si sono limitati a scrivere ciò che ha loro passato il “convento”. Non si sono occupati delle falle del sistema e dei denari pubblici in gioco.



Per informazioni: Piero Atzori, pm.atzori@gmail.com
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