18 Maggio 2024
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L’Eurostat e gli indicatori socioeconomici sulla condizione delle persone disabili

18-04-2024 14:42 - News
Particolare delle mani di due persone che confrontano un foglio con dei grafici con quelli reperiti con lo smartphone (foto Pexels).
Secondo l’Eurostat nel 2022 il 27% della popolazione dell’Unione Europea di età superiore ai 16 anni presentava una qualche forma di disabilità, si tratta di 101 milioni di persone. Un interessante articolo pubblicato su «EuroNews» riporta i dati relativi alla numerosità delle persone con disabilità in 34 Paesi europei, nonché ad alcuni indicatori socioeconomici di rilievo. Tra i Paesi considerati vi è anche l’Italia, con un divario occupazionale tra persone disabili e non di 14 punti percentuali, ed una quota media delle prestazioni per la disabilità sul totale della spesa per la protezione sociale del 5.3% (sotto la media europea, che è del 6.9%).

Sono circa 101 milioni le persone con una qualche forma di disabilità che vivono nell’Unione Europea, vale a dire il 27% della popolazione di età superiore ai 16 anni, poco più di un adulto su quattro. Si tratta di alcuni dati relativi all’anno 2022 prodotti dall’Eurostat (l’Ufficio statistico dell’Unione Europea), e ripresi in un interessante articolo a firma di Servet Yanatma, pubblicato su «EuroNews» il 3 aprile 2024: In Europa dove è più difficile vivere per le persone con disabilità?

Yanatma evidenzia che le persone con disabilità devono affrontare diverse forme di disuguaglianza, ma anche che la Commissione europea ha fissato degli standard di vita per garantire loro che possano vivere in modo dignitoso. Tali standard comprendono servizi per la vita indipendente, servizi sociali e occupazionali di qualità, un’adeguata protezione sociale, la formazione continua, alloggi accessibili e inclusivi, nonché un’economia sociale rafforzata. Va comunque tenuto presente che la comparazione delle diverse condizioni delle persone con disabilità nei Paesi europei deve tenere conto dei significativi divari socioeconomici tra persone con e senza disabilità.

L’indagine ha assunto come definizione di disabilità quella relativa alla presenza di limitazioni nello svolgere determinate attività a causa di problemi di salute in un periodo di almeno sei mesi, ed ha incluso nel novero delle persone disabili quelle con almeno una difficoltà nelle attività di base (come vedere, sentire, camminare, ricordare, ecc.). Utilizzando questi parametri è emersa una considerevole varianza nelle percentuali di persone con una qualche forma di disabilità dei 34 Paesi europei considerati, con ai due estremi il 14.6% della Bulgaria e il 38.4% della Lettonia (l’Italia è al 22.7%). Queste percentuali includono sia persone con limitazioni meno severe, sia quelle con limitazioni più importanti. Sotto questo profilo le persone di età pari o superiore a 16 anni residenti nell’Unione Europea con “alcune limitazioni” sono il 19.8%, mentre quelle che hanno dichiarato di avere “limitazioni gravi” sono il 7.2%. Anche in relazione a questo aspetto vi è una notevole differenza tra i diversi Paesi, con la Bulgaria che totalizza la percentuale più bassa di persone con gravi disabilità (2.7%) e l’Estonia quella più elevata (10.3%), mentre la percentuale riscontrata in Italia è del 5.5%. La presenza di differenze così marcate tra le percentuali dei diversi Paesi è in parte spiegata dal metodo di rilevazione dei dati, infatti essendo essi autodichiarati dalle stesse persone coinvolte nell’indagine risentono della loro percezione soggettiva, nonché del loro background sociale e culturale. Nonostante ciò l’Eurostat considera queste statistiche «indicatori rilevanti e affidabili dello stato di salute delle popolazioni», e ritiene che siano molto utili per le analisi delle tendenze e per misurare le disparità socioeconomiche tra le persone con e senza disabilità.

Tra i divari socioeconomici più rilevanti tra persone disabili e non vi è certamente l’esposizione al rischio di povertà. Considerando le sole persone con disabilità, all’interno dell’Unione Europea la percentuale di quelle esposte al rischio di povertà varia dal 13.6% della Slovacchia al 44.4% dell’Estonia.

Se invece si compara il rischio di povertà tra persone con e senza disabilità, è evidente che quelle senza disabilità vi sono meno esposte. Considerando i 34 Paesi europei (i 27 membri dell’UE, i 5 candidati e i 2 membri dell’Associazione europea di libero scambio-EFTA) è emerso che il 20.5% della popolazione europea con disabilità era a rischio di povertà, rispetto al 14.5% delle persone senza disabilità. In termini assoluti, questa differenza era minore in Italia e Grecia (rispettivamente uno e due punti percentuali). La misura del maggiore svantaggio delle persone con disabilità è resa ancora più evidente dal fatto che in tredici Paesi dell’Unione Europea il divario rispetto alle persone senza disabilità era superiore a 10 punti percentuali.

Anche i dati sulla disoccupazione evidenziano il divario tra persone con e senza disabilità. Nel 2022 il tasso medio di disoccupazione dei Paesi dell’Unione Europea era del 9.4% per le persone con disabilità, e del 6.1% per quelle senza disabilità. In Italia le percentuali di disoccupazione erano rispettivamente di 12.8% e 8%, con un divario tra persone disabili e non di 4.8 punti percentuali a svantaggio delle persone con disabilità. Se i dati sulla disoccupazione sono stati rilevati dall’Eurostat, per quelli in materia di occupazione Yanatma ha ritenuto di fare riferimento ad un rapporto dell’Istituto Sindacale Europeo (Etui – European Trade Union Institute) redatto da Angelina Atanasova, ricercatrice dell’Osservatorio Sociale Europeo di Bruxelles. Da esso risulta che nel 2022 il divario occupazionale delle persone disabili dell’Unione Europea era di 21.4 punti percentuali, con una varianza che va dagli 8.5 punti percentuali del Lussemburgo ai 37 dell’Irlanda (14 per l’Italia).

L’ultimo indicatore considerato nell’articolo di Yanatma riguarda le prestazioni per la disabilità, e mostra che all’interno della spesa totale per la protezione sociale la quota destinata alla disabilità è significativamente bassa. In questo caso i dati Eurostat si riferiscono al 2021 ed evidenziano una quota media delle prestazioni per la disabilità sul totale della spesa per la protezione sociale pari al 6.9%, con un primato dei Paesi nordici: Danimarca (16.8%), Norvegia (15.8%), Islanda (14.9%) e Lussemburgo (11.4%). La percentuale dell’Italia – 5.3% – è sotto la media europea. (Simona Lancioni)
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