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Femminismi: un vademecum – in costruzione – per rendere accessibili le manifestazioni

30-01-2024 14:37 - News
Ritratto acquerellato di un volto femminile.
All’indomani della Manifestazione nazionale contro la violenza di genere, organizzata a Roma dal movimento femminista e transfemminista Non Una Di Meno lo scorso 25 novembre, Marta Migliosi e Asya Bellia, due attiviste con disabilità, hanno denunciato con una lettera aperta l’inaccessibilità dell’evento. Prende le mosse da questo episodio la riflessione che si sta sviluppando lungo due direttrici, quella dell’elaborazione di contenuti politici, e quella della predisposizione di un vademecum per rendere accessibili le future manifestazioni. La bozza di quest’ultimo strumento è disponibile online allo scopo di consentire a chiunque di contribuire alla sua definizione.

Tutto è partito da una lettera aperta. Quella con la quale Marta Migliosi e Asya Bellia, due attiviste con disabilità, hanno denunciato pubblicamente come la Manifestazione nazionale contro la violenza di genere, organizzata a Roma dal movimento femminista e transfemminista Non Una Di Meno (NUDM) lo scorso 25 novembre, fosse inaccessibile alle persone con disabilità (la lettera è disponibile a questo link). Messa online il 26 novembre 2023, essa ha sùbito riscosso numerose adesioni (che hanno superato abbondantemente il centinaio) ed ha suscitato qualche scambio con alcune articolazioni territoriali di NUDM, ma nessuna risposta ufficiale dai vertici del movimento. Tanto che Migliosi e Bellia, il 3 dicembre, data in cui si celebra la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, torneranno sulla questione. «Questo silenzio ci confonde e ci ferisce profondamente», si legge nella seconda lettera scritta a quattro mani, cercando ancora una volta il dialogo con un mondo di cui sentono di fare parte (se ne legga qui).

Ma se il dialogo con gli organi centrali di NUDM ha stentato a decollare, quello con altre realtà femministe si è instaurato con facilità. Si deve in particolare al confronto con la Collettiva Transfemminista Nate Intere di Ancona l’avvio di una proficua riflessione sull’approccio intersezionale alle questioni di genere (e dei generi). Un approccio capace di includere tutte le differenze, e dunque anche le istanze politiche avanzate dalle donne con disabilità (a questo link un testo su intersezionalità e disabilità). Una riflessione che si sta sviluppando lungo due direttrici, quella dell’elaborazione di contenuti politici, e quella più propriamente operativa finalizzata ad individuare le buone pratiche utili a rendere accessibili le future manifestazioni femministe e transfemministe.

La seconda direttrice sottende una domanda: quando una manifestazione può dirsi accessibile? Possiamo convenire che essa può definirsi tale quando le molteplici soggettività interessate riescono a partecipare agevolmente, in sicurezza ed in condizioni di parità.
Una realizzazione grafica sull’intersezionalità. Alcune figure umane stilizzate sono circondate da parole che esprimono concetti utili a descriverne le caratteristiche: genere, abilità/disabilità, orientamento sessuale, linguaggio, razza/etnia, nazionalità, età, ecc. (autrice: Simona Lancioni).

Sotto quest’ultimo profilo, proprio l’approccio intersezionale si sta rivelando particolarmente proficuo, perché un lavoro di questo tipo è stato intrapreso già da qualche anno nell’àmbito della comunità LGBTQIA+ (persone lesbiche, gay, bisex, transgender, queer, intersex, asessuali e chiunque non si riconosca nel rigido binarismo eteronormato maschio-femmina), dove sta conseguendo apprezzabili risultati. In specifico, si deve all’alacre e appassionato lavoro di Simone Riflesso, un attivista queer ed anche una persona con disabilità, la realizzazione del Sonda Pride, il primo studio sul livello di inclusività per le persone disabili degli eventi pride italiani (a questo link i risultati dell’edizione del 2023, con i dati del 2022), nonché la predisposizione delle Linee Guida per un pride accessibile e di un testo con indicazioni pratiche per allestire un evento pride accessibile. Tutti strumenti che si prestano ad essere adattati anche ad altri tipi di manifestazioni.

Ed infatti la bozza del costituendo “Vademecum per rendere accessibili le manifestazioni”, curata da Marta Pauri, della Collettiva Nate Intere, si configura come una rielaborazione e una schematizzazione del preziosissimo lavoro svolto da Riflesso e dal focus group a cui ha partecipato insieme ad altre persone con diverse intersezioni identitarie. La bozza del vademecum si articola in tre sezioni. La prima di esse è centrata sull’atteggiamento da tenere (mindset), ovvero come pensare ed agire accessibile, perché, vi è scritto, «l’accessibilità non è un di più, è parte integrante del processo di creazione dell’evento e si deve applicare a qualsiasi contesto e momento associativo», ed anche: «se non è accessibile non è intersezionale». E quando si parla di accessibilità il riferimento è a tutte le persone con tutti i tipi di disabilità, a quelle neurodivergenti ed a quelle che soffrono di dolori cronici. La seconda sezione propone uno schema delle misure da adottare per rendere le manifestazioni accessibili organizzato in relazione al tipo di disabilità. La terza ed ultima sezione riguarda il fondamentale aspetto della comunicazione delle misure adottate fornendo indicazioni sui modi, i contenuti e i tempi della stessa.

Proprio perché il “Vademecum per rendere accessibili le manifestazioni” è pensato per raggiungere il massimo livello di accessibilità, per la sua definizione è stata adottata una modalità partecipata. Questo vuol dire che la sua bozza è stata caricata su Google Drive ed è raggiungibile a questo link, in modo che chiunque abbia suggerimenti e proposte per migliorare il Vademecum possa contribuire scrivendo a: ancona.nateintere@gmail.com. Tuttavia, già a questo stadio esso si configura come un’importante elaborazione che ha coinvolto molte professionalità ed ha saputo valorizzare le competenze delle tante persone con disabilità che hanno contribuito alla sua definizione attingendo alle proprie esperienze personali. Insomma, si tratta di uno strumento prezioso generosamente messo a disposizione della collettività.

Per completezza va segnalato che mercoledì 17 gennaio si è tenuto un incontro online delle persone che hanno sottoscritto la lettera aperta di Migliosi e Bellia. Scopo dell’incontro era quello di provare a ipotizzare una via (o più vie?) per intraprendere un percorso ancora tutto da tracciare (o da inventare?) per permettere alle donne con disabilità – e più in generale alle persone con disabilità –, non solo di partecipare alle manifestazioni come tuttз* – cosa che dovrebbe essere considerata un prerequisito dell’inclusione –, ma anche di essere riconosciute come soggetti politici autorevoli e indispensabili a completare il “puzzle” dei femminismi e dei transfemminismi. All’incontro c’era l’entusiasmo di chi crede in un’idea ed è disponibile a impegnarsi per realizzarla, la voglia di lavorare insieme, una bella energia. Lasciamoci contagiare. (Simona Lancioni)



Per informazioni e chiarimenti: ancona.nateintere@gmail.com
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