03 Marzo 2024
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Donna con disabilità vittima di violenza economica, verbale e fisica sul luogo di lavoro

30-01-2024 14:34 - News
Illustrazione grafica dedicata alla violenza sui loghi di lavoro. Una donna si oppone alla forza d’urto di un grosso pugno sferrato da una mano maschile. Nel disegno il pugno che fuoriesce da un braccio con giacca e camicia è esageratamente grande rispetto all’intera figura di lei, ciò a simboleggiare lo squilibrio di potere tra i soggetti coinvolti nella dinamica violenta.
La protagonista di questa storia si chiama Elena, ha 23 anni ed una disabilità (essendo interessata da epilessia e dalla sindrome di Sjögren). Sebbene i media si siano occupati di lei principalmente per aver subito un’aggressione a calci e pugni dal suo ex datore di lavoro (al quale chiedeva semplicemente che le liquidasse l’ultimo stipendio), in questa esperienza lavorativa ci sono state anche forme di violenza verbale ed economica. E tuttavia è difficile stabilire un nesso diretto con la disabilità giacché già in precedenza l’uomo ha avuto simili condotte violente anche con un altro dipendente.

La protagonista di questa storia si chiama Elena, ha 23 anni, ma lavora da quando di anni ne aveva 17, vive a Milano, ed ha una disabilità dovuta al fatto di essere interessata da un’epilessia criptogenica focale e dalla sindrome di Sjögren primaria sistemica (una patologia autoimmune). È accaduto che l’8 gennaio scorso Elena si è presentata al suo ex datore di lavoro per chiedere che le venisse liquidato l’ultimo stipendio, ed ha ricevuto in risposta un’aggressione a calci e pugni. Dell’episodio si sono occupati diversi media, tra i quali: «fanpage.it» (Ragazza invalida denuncia: “Non sono stata pagata, quando ho chiesto lo stipendio il mio capo mi ha aggredito”, di Ilaria Quattrone, 11 gennaio 2024), «Open online» («Volevo solo essere pagata»: 23enne invalida aggredita dall’ex datore di lavoro con calci e pugni, redazionale del 12 gennaio 2024), la trasmissione «Le Iene» (Picchiata dal capo per avere chiesto lo stipendio, servizio di Eleonora Numico e Roberta Rei, 16 gennaio 2024).

Stando a quanto riferito dai media, nell’agosto 2023 Elena è stata contattata dalla New Home Solution Srl attraverso Linkedin perché, sulla base delle informazioni contenute nel suo curriculum, risultava idonea per un posto di segretaria amministrativa contabile. Il 25 agosto ha svolto un colloquio con quello che sarebbe diventato il suo datore di lavoro, facendo presente la sua disabilità e di rientrare nelle liste per il collocamento mirato previste dalla Legge 68/1999 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili). In questa occasione l’uomo ha ritenuto che Elena fosse idonea al lavoro, e ha concordato con lei che il successivo 11 settembre avrebbe iniziato a lavorare nella sede di Milano con un regolare contratto. Ma questi termini stabiliti in fase di colloquio non verranno rispettati, infatti Elena inizierà a lavorare l’11 settembre, come pattuito, ma l’assunzione regolare sarebbe partita solo dal 2 ottobre 2023, mentre per il periodo precedente (dall’11 settembre al 1° ottobre 2023) si è ritrovata a lavorare in nero. Assunta in prova per un periodo di due mesi, il 23 novembre ad Elena viene comunicato che non sarebbe stata assunta regolarmente e che quello sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro.

All’inizio dell’attività lavorativa il datore di lavoro si complimentava con Elena per il suo impegno, ma in un secondo momento, quando lei ha richiesto qualche giorno di permesso – cinque in tutto – per motivi di salute legati alla sua disabilità, questi ha iniziato a lamentarsi del suo lavoro, ad insinuare che i suoi malesseri fossero inventati, ad insultarla con termini sminuenti e abilisti (le dava della rincoglionita, della stupida, della deficiente), sessisti (le dava della zo**** e tr**) e razzisti (l’ha chiamata araba di m****). Dopo questo trattamento, il datore di lavoro ha proposto a Elena di continuare a lavorare per la società senza alcun contratto, venendo pagata in nero. Proposta che la donna ha rifiutato.

Ma la vicenda non si è conclusa, perché il 6 dicembre Elena ha scoperto che l’ultimo stipendio non le è stato accreditato, dunque ha contattato il consulente del lavoro della società, che però le ha detto di rivolgersi al titolare. Il titolare, contattato via WhatsApp, le manifesta che poiché il suo lavoro aveva creato un danno all’azienda, non è intenzionato a liquidare il dovuto, ed elude tutti i successivi tentativi di contatto da parte della donna. Ed è così che nel pomeriggio dell’8 gennaio scorso, tra le 18.30 e le 19.00, Elena decide di recarsi personalmente ad incontrare il suo ex datore di lavoro nella sede della società.

Elena racconta che appena l’ex datore di lavoro si è accorto della sua presenza l’ha invitata ad andarsene, mostrandosi indisponibile ad ascoltarla. Ma poiché lei insisteva per avere spiegazioni circa i mancati pagamenti, l’uomo l’ha colpita con la mano destra alla sinistra del viso, facendola cadere a terra, quindi l’ha afferrata per i capelli nel tentativo di trascinarla fuori dalla porta. L’aggressione fisica è avvenuta in presenza di tre ex colleghe di Elena che sono intervenute cercando di allontanare l’uomo, cosa che ha permesso ad Elena di scappare e di chiamare il 112. Intanto però l’uomo, sebbene tenuto a distanza, continuava a inveire contro di lei, minacciandola di morte (le ha detto che le avrebbe tagliato la gola), e proferendo insulti sessisti (la chiamava z***). Ultimata la telefonata al 112, c’è stata un’ulteriore aggressione fisica. Elena riferisce che l’uomo l’ha presa ancora una volta per i capelli e, trascinandola, le ha strappato dal collo le tre collane che indossava. Caduta a terra, l’uomo ha continuato a colpirla con calci e pugni sul volto, alla schiena e al ginocchio, tanto che una delle donne presenti ha ritenuto di chiamare il 118. Ma, all’arrivo dei soccorsi, il titolare si era già allontanato. Nella denuncia presentata alle autorità giudiziarie Elena, tra le altre cose, riferisce che una delle dipendenti le ha proposto che se non avesse sporto denuncia per l’aggressione subita, la società avrebbe subito provveduto a saldare il dovuto. Proposta che Elena ha rifiutato.

Portata all’Ospedale policlinico di Milano, la donna ha ricevuto le prime cure ed è stata dimessa con una prognosi di dieci giorni. Nel referto che le è stato rilasciato il personale sanitario ha riscontrato che l’aggressione ha avuto i seguenti esiti: «tumefazione ed ecchimosi peri orbitaria sinistra, lieve emorragia congiuntivale Os, tumefazione labbro superiore con escoriazioni, lieve tumefazione ginocchio sinistro con ecchimosi superficiale».

Intervistata da Roberta Rei de «Le Iene», a distanza di una settimana, Elena presenta ancora sul volto i segni dell’aggressione. Nel servizio Rei contatta anche un altro ex dipendente della società, che conferma come il datore di lavoro abbia riservato anche a lui minacce, insulti, calci e pugni. Anche il datore di lavoro viene contattato telefonicamente da «Le Iene» per avere un riscontro sulla vicenda. Nella sua versione dell’episodio egli lamenta che Elena avrebbe arrecato danni per diverse migliaia di euro alla società in ragione delle sue assenze, adducendo questa motivazione quale ragione del mancato pagamento dello stipendio dell’ultimo mese di lavoro. In merito al giorno dell’aggressione afferma di aver detto a Elena che l’avrebbe pagata dopo qualche giorno e di averla invitata ad andarsene, a quel punto Elena si sarebbe avvinghiata alla sua gamba e avrebbe iniziato ad urlare che la stava aggredendo. Dunque lui avrebbe reagito a questa simulazione difendendosi. Quindi sarebbero caduti entrambi per terra, lei lo avrebbe colpito allo sterno, e lui gli avrebbe dato una gomitata al volto. Ammette solo di aver dato una gomitata, e ritiene di aver sbagliato a reagire così, ma non sa dar conto delle altre lesioni riscontrate dal personale sanitario sul corpo di Elena. Dice di non aver aspettato il 118 perché si era spaventato. Davanti all’osservazione che anche un altro ex dipendente avesse lamentato di essere stato vittima di una condotta simile nei propri confronti, nega che quello sia il suo modus operandi, ma manifesta di voler andare da uno psicologo. Ammette piagnucolando di non aver ancora liquidato lo stipendio dovuto a Elena. Rei lo invita a saldare subito il conto e a chiedere scusa, lui dice che lo farà.

Verosimilmente la storia di Elena è riuscita ad avere l’attenzione dei media per il fatto di essere sfociata in una violenza fisica. La violenza economica (il pagamento in nero del primo periodo di lavoro, e la difficoltà nella riscossione dell’ultimo stipendio), così come quella verbale (gli insulti di varia natura) in genere vengono considerate meno gravi, probabilmente perché i danni conseguenti, sebbene ci siano e creino importanti problemi, sono meno visibili e più difficili da dimostrare. E tuttavia nella vicenda in questione emerge anche come la reazione aggressiva sia in qualche modo legata alla disabilità di Elena, dal momento che le sue assenze per motivi di salute sono state interpretate come malesseri inventati e, dunque, come espressione di negligenza. Vero è però che lo stesso datore di lavoro ha avuto condotte simili almeno con un’altra persona, pertanto si sarebbe indotti a pensare che forse la disabilità di Elena sia solo uno dei diversi pretesti utilizzati da quest’uomo per sfogare un malessere che non riesce a esprimere diversamente. Questo, ovviamente, non sminuisce la gravità di questa condotta, né le sanzioni che ne conseguiranno, soprattutto se si considera l’innegabile squilibrio di potere tra datore di lavoro e i/le lavoratori/trici subordinati/e, ed anche che colpire una persona con disabilità può comportare danni molto maggiori rispetto a quelli che conseguirebbero le persone senza disabilità. L’osservazione serve semmai ad inquadrare questo episodio in un quadro di condotta violenta reiterata, e pertanto a individuare risposte che tengano conto anche di questo aspetto. (Simona Lancioni)
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