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Comune condannato per discriminazione di un alunno con autismo, ma i problemi si ripresentano

14-01-2024 14:31 - News
Diversi alunni e alunne, ritratti di spalle, svolgono dei compiti all’interno di una classe scolastica. Un’insegnante aiuta uno di essi (foto: Arthur Krijgsman su Pexels).
Nel marzo 2023 una famiglia ha vinto una causa intrapresa contro il Comune di Pinerolo (Torino), ed il giudice ha stabilito il diritto di uno studente con autismo di quindici anni di essere affiancato dalla figura dell’assistente alla comunicazione, come previsto dal suo Piano Educativo Individualizzato. Tuttavia a settembre i problemi si sono ripresentati perché l’assistente alla comunicazione assegnato per il nuovo anno scolastico non è adeguato alle sue esigenze.

Nel febbraio 2023, Rita Melluso, madre di uno studente autistico di quindici anni ha intrapreso una causa giudiziaria contro il Consorzio Intercomunale Servizi Sociali (CISS), che opera su delega del Comune di Pinerolo (Torino), per la mancanza, nel corso dello scorso anno scolastico, della figura dell’assistente alla comunicazione, pur essendo essa prevista nel Piano Educativo Individualizzato (PEI) del ragazzo. Essendo stato intrapreso un procedimento d’urgenza, la prima udienza presso il Tribunale di Torino si è tenuta già a marzo, quando il giudice ha accolto le istanze della famiglia Melluso, considerando la condotta del Comune come discriminatoria, e riconoscendo il diritto dello studente ad avere l’assistenza alla comunicazione per le 2 ore richieste a settimana. Va precisato che la figura dell’assistente alla comunicazione è distinta da quella dell’insegnante di sostegno, e si occupa delle necessità relazionali dello studente, sia con gli altri alunni e alunne che con i docenti di ruolo. Nella vicenda specifica, il PEI prevede che al quindicenne spettino un totale di 18 ore di sostegno scolastico, più altre 8 ore di assistenza educativa, di cui 2 ore di assistenza alla comunicazione con un educatore specializzato. Come accennato, già dalla prima udienza, il giudice ha imposto al CISS di provvedere a garantire le ore di assistenza mancanti il prima possibile, nonché il pagamento del danno arrecato per le spese che la famiglia ha dovuto sostenere pagando di tasca propria un educatore alla comunicazione, oltre alle spese legali. Ed infatti le ore di assistenza sono state ripristinate a metà aprile ed i rimborsi sono giunti a dicembre. E tuttavia i problemi si sono ripresentati nel nuovo anno scolastico. «Purtroppo la nostra storia non finisce qui. A settembre si presentano altre criticità e disagi perché a mio figlio autistico ad alto funzionamento gli hanno assegnato sì un educatore alla comunicazione ma assolutamente non idoneo per le sue condizioni», ha raccontato Melluso alla stampa, nei giorni scorsi (Renato La Cara, Alunno con autismo senza educatore specializzato: condannati i Comuni per discriminazione. Ma a scuola continuano i disagi, «il Fatto Quotidiano», 5 gennaio 2024). «È importante far sapere a tutte le famiglie come la nostra che abbiamo vinto una causa e che uno studente con disabilità ha visto riconosciuti il diritto allo studio e alla frequenza scolastica con le idonee figure professionali che gli spettano. Si tratta – dichiara ancora Melluso – di una vittoria giudiziaria molto rilevante e tra le prime in assoluto per la provincia di Torino». E tuttavia, nonostante l’esito giudiziario positivo, il diritto allo studio del giovane con autismo non è ancora garantito nella realtà, perché il personale assegnato non è adeguato alle sue esigenze. «Chiedo che si faccia giustizia e venga garantito quanto richiesto. Ci auguriamo che la situazione si risolva al più presto ma ancora una volta vengono calpestati i diritti degli studenti con disabilità», conclude la madre. (Simona Lancioni)
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