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“Non silenziare la tua voce”, un’iniziativa rivolta a persone con esperienza psichiatrica

08-01-2024 18:04 - News
Una giovane donna amplifica il suo urlo attraverso un megafono (foto: Pexels).
“Un-silence your voice” è il nome di un importante progetto artistico-giuridico rivolto a persone con esperienza psichiatrica promosso da Annemarie Arnold, componente della Rete Europea degli (ex)Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria, in collaborazione con l’Associazione Diritti alla Follia. Gli scopi dell’iniziativa sono: indurre le persone con esperienza psichiatrica a raccontare i propri vissuti attraverso l’arte, e far conoscere la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che purtroppo continua ad essere poco conosciuta (e disattesa) anche nei Paesi che l’hanno ratificata, tra i quali l’Italia.


“Un-silence your voice” (letteralmente: Non silenziare la tua voce) è il nome di un importante progetto artistico-giuridico internazionale rivolto a persone con esperienza psichiatrica che scaturisce da un’idea di Annemarie Arnold, componente dell’ENUSP (European Network of (ex)Users and Survivors of Psychiatry, ovvero la Rete Europea degli (ex)Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria), e qui in Italia è attuato in collaborazione con Diritti alla Follia, un’Associazione impegnata nella promozione dei diritti delle persone con disabilità psico-sociali.

Il progetto “Un-silence your voice” prevede una prima fase nella quale le persone che hanno avuto esperienze di istituzionalizzazione psichiatrica intraprendono un percorso artistico-estetico che consente loro di raccontare i propri vissuti attraverso l’arte. È quindi prevista un’ulteriore fase che consiste nell’analizzare le esperienze raccolte alla luce dei diritti sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, evidenziando le diverse disposizioni chiamate in causa e le eventuali violazioni.

Il progetto promosso da Annemarie Arnold persegue la duplice finalità di indurre le persone con esperienza psichiatrica a “rompere il silenzio” raccontando la propria esperienza attraverso l’espressione artistica, e contemporaneamente di far conoscere la Convenzione ONU, che purtroppo continua ad essere poco conosciuta (e disattesa) anche nei Paesi che l’hanno ratificata (tra i quali l’Italia, con la Legge 18/2009). Rompere il tabù sociale che ancora persiste nel racconto delle esperienze psichiatriche, in particolare quelle che comportano la violazione dei diritti umani, è certamente l’obiettivo principale del progetto. È importante sensibilizzare questo gruppo emarginato di persone che hanno vissuto questo tipo di esperienze, spiegano i promotori e le promotrici del progetto, perché molte persone che non hanno vissuto questo tipo di esperienza non hanno idea di cosa sta realmente accadendo dietro le porte chiuse dei reparti, anche in Paesi altamente industrializzati ed economicamente di successo come la Germania, la Francia, l’Italia o il Regno Unito. Occorre aumentare la consapevolezza delle condizioni in cui versano le persone ospitate nei reparti psichiatrici e mostrare le situazioni in cui vivono, perché bisogna fermare la coercizione e i trattamenti inumani a cui sono sottoposte. Questo progetto di gruppo è un’esperienza empirico-qualitativa che offre alle persone con vissuti di istituzionalizzazione psichiatrica la possibilità di esprimersi, di far sentire la propria voce, di comunicare il proprio percorso attraverso l’arte e di monitorarne la compatibilità con la Convezione ONU.

Tra le motivazioni che hanno indotto Annemarie Arnold ad intraprendere il progetto vi è la circostanza che la maggior parte delle persone che hanno avuto esperienza di istituzionalizzazione psichiatrica ha subito gravi violazioni dei diritti umani sanciti dalla Convenzione ONU. Le diverse forme di espressione artistica possono facilitare l’emersione e l’elaborazione di questi difficili vissuti e ricordi. Le espressioni artistico-estetiche dei ricordi emotivi sono un modo per far comprendere meglio ad altri individui cosa significano quelle esperienze per la persona che le ha sperimentate, sia che il destinatario abbia esperienze simili, sia che non le abbia. L’arte può essere una forma vitale di comunicazione che raggiunge altri individui a livello emotivo e non razionale, in grado di trasportare le emozioni e i ricordi a volte astratti della persona che li esprime. Il canale di comunicazione artistico è una forma di astrazione di un’esperienza fortemente individuale, che però riesce a far riflettere su emozioni e ricordi che possono anche essere astratti. La dimensione giuridica del progetto ha invece la funzione di convertire una forma di comunicazione piuttosto astratta, in una comunicazione più razionale che fornisce informazioni chiare sulle violazioni concrete dei diritti umani. Le violazioni dei diritti umani possono essere direttamente connesse all’opera d’arte oppure no. Esse possono anche essere trascritte in una seconda fase come forma di interpretazione artistica, o come riferimento ai diritti in forma scritta o registrata. La forma dell’espressione estetico-artistica del progetto può essere scelta liberamente, ad esempio, sono ammessi dipinti, canzoni, poesie, racconti, ecc.

La scheda del progetto è disponibile, in lingua inglese, a questo link, a quest’altro link è invece disponibile, sempre in lingua inglese, la poesia “Part of the deal” (Parte dell’accordo) elaborata dalla stessa Annemarie Arnold, e l’analisi che ne è conseguita. Essa costituisce un esempio concreto del tipo di lavoro che si vuole realizzare col progetto. (Simona Lancioni)



Per maggiori informazioni e adesioni al progetto: dirittiallafollia@gmail.com



Vedi anche:

Sito dell’Associazione Diritti alla Follia.

Sito dell’ENUSP – European Network of (ex)Users and Survivors of Psychiatry (Rete Europea degli (ex)Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria).
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