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Abusi nell’applicazione dell’amministrazione di sostegno, un documentario e una petizione

17-05-2023 15:27 - News
Un fotogramma in bianco e nero del documentario di Barbara Pavarotti e Roberta Zanzarelli “La prigionia dei vecchi e degli inutili”. Esso contiene i primi piani di due donne anziane posti ai lati della denominazione dello stesso.
È online da un paio di settimane il trailer di “La prigionia dei vecchi e degli inutili”, un coraggioso docufilm realizzato dalla giornalista Barbara Pavarotti, con la regia di Roberta Zanzarelli, e lo speaker Massimo Veschi. Esso si propone di denunciare gli abusi e le violenze commessi nell’applicazione dell’amministrazione di sostegno e di promuovere la riforma di questo istituto di tutela. La stessa Pavarotti assieme all’Associazione Diritti alla Follia, è promotrice di una petizione con le medesime finalità, ospitata sulla piattaforma Change.org, che può essere sottoscritta da chiunque ne condivida le finalità.
Un fotogramma in bianco e nero del documentario di Barbara Pavarotti e Roberta Zanzarelli “La prigionia dei vecchi e degli inutili”. Esso contiene i primi piani di due donne anziane posti ai lati della denominazione dello stesso.

Che qui in Italia abbiamo un problema con gli istituti di tutela emerge con chiarezza dai tanti casi di cronaca che in genere i media si premurano di raccontare solo quando le violenze e gli abusi diventano eclatanti ed ineludibili. Alcuni di questi casi assumono una rilevanza nazionale – come, ad esempio, quello di Carlo Gilardi, un anziano professore in pensione da diversi anni trattenuto contro la sua volontà all’interno della residenza sanitaria assistita (RSA) Airoldi e Muzzi di Lecco, come riferito, tra gli altri, dal postale «Superando.it»: Il “caso Gilardi”, spia eclatante dei tanti “manicomi nascosti” (dell’11 maggio 2021) e Il Garante continua a seguire la vicenda di Carlo Gilardi (del 21 febbraio 2023) –, altri ricevono sporadiche attenzioni nelle cronache locali, i più si consumano in silenzio, senza che l’espropriazione del diritto di disporre di sé subita dalle persone con disabilità di tutte le età, venga colta nella sua valenza sistemica. Ed il problema, è importante sottolinearlo, non riguarda solo gli istituti “di vecchia concezione” – l’interdizione e l’inabilitazione –, il cui carattere liberticida è ben noto, riguarda anche e soprattutto l’amministrazione di sostegno, introdotto nel nostro ordinamento dalla Legge 6/2004 col nobile scopo di superare le brutalità dei primi due, ma che ha finito per riproporne le logiche e le modalità in sede applicativa.

In questo panorama si rivela particolarmente importante “La prigionia dei vecchi e degli inutili”, un coraggioso docufilm realizzato dalla giornalista Barbara Pavarotti, con la regia di Roberta Zanzarelli, e lo speaker Massimo Veschi, finalizzato a denunciare gli abusi e le violenze commessi nell’applicazione dell’amministrazione di sostegno e a promuovere la riforma di questo istituto di tutela. Messo online due settimane fa, il trailer del documentario è visibile sul canale YouTube di Pavarotti a questo link.

«Mi chiamo Bruno e sono prigioniero del mio amministratore di sostegno, che mi ha messo in una RSA. Io volevo solo morire a casa mia, che invece è stata affittata ad estranei e tutti i miei ricordi sono finiti chissà dove. In struttura ho una stanza, prima avevo una casa», è la prima di tante testimonianze, tutte vere, narrate da più speaker. «Mi chiamo Alda, non posso vedere l’uomo con cui ho vissuto per 35 anni perché me lo proibisce il suo amministratore di sostegno», è un’altra testimonianza. «Mi chiamo Carla e l’amministratore di sostegno di mia madre ha dato l’ordine ai medici di non darmi sue notizie quando è stata ricoverata in Ospedale, poco dopo è morta. Quanto fosse grave mia madre, secondo l’amministratore di sostegno, era un dato sensibile che non può essere divulgato a terzi, nemmeno a me, sua figlia», è un’ulteriore storia. E, andando avanti, al disconoscimento del diritto all’autodeterminazione, alla segregazione, all’allontanamento dagli affetti stabili, si sommano anche altri tipi di violenza: «Mi chiamo Gina e l’amministratore di sostegno di mio padre ha permesso che fosse legato al letto per tre mesi, perché voleva uscire dalla struttura dove l’aveva ricoverato per tornare da me. [Ora] mio padre è morto». Sono ben 100.000 le persone che sono tuttora sottoposte a contenzione all’interno di queste strutture, informa il documentario. Nata con le migliori intenzioni, oggi l’amministrazione di sostegno in tanti, troppi, casi è diventata una camicia di forza. La norma stabilisce che la persona beneficiaria vada sostenuta con la minore limitazione possibile, ma negli anni gli amministratori di sostegno e i giudici tutelari si sono appropriati di ogni potere: vendono beni e proprietà degli amministrati, li ricoverano contro la loro volontà, li isolano dal mondo, decidono dove devono vivere e che terapie assumere, spezzano legami affettivi decennali, si sostituiscono all’amministrato in ogni decisione economica e pratica che lo riguardi. Benché la norma statuisca diversamente, la volontà delle persone con disabilità conta meno di zero. È questa l’agghiacciante denuncia contenuta nel filmato che, opportunamente, riferisce anche dell’ammonimento rivolto all’Italia dal Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, che vieta espressamente che gli istituti di tutela, «compreso il meccanismo dell’amministratore di sostegno», possano essere applicati nei termini di regimi decisionali sostitutivi della volontà delle persone con disabilità, ed invita il nostro Paese ad «emanare e attuare provvedimenti per il sostegno alla presa di decisioni», così si legge al punto 28 delle Osservazioni Conclusive al primo rapporto dell’Italia sull’applicazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, pubblicate nel 2016 ed ancora del tutto ignorate. «Del resto, quando amministratori di sostegno e Giudici Tutelari arrivano a dire che, per il bene dell’amministrato, può essere pericolosa [persino] una carezza, allora, davvero, non c’è più salvezza», è osservato nel filmato.

Inoltre la stessa Pavarotti assieme all’Associazione Diritti alla Follia, è promotrice di una petizione denominata “No alla reclusione dei vecchi e degli inutili imposta per legge”, e finalizzata a promuovere una riforma dell’amministrazione di sostengo, che fa propri gli elementi cardine di una proposta su questa materia elaborata, nel novembre 2022, dalla medesima Associazione, che è molto impegnata su questi temi. Gli elementi cardine della proposta – di cui si può leggere a questo link – sono i seguenti:
– Garantire il diritto alla difesa, per legge, a chiunque sia oggetto di un ricorso per la nomina di un amministratore di sostegno, questo perché i ricorsi sono troppo spesso basati su affermazioni generiche senza alcuna prova di supporto (un tipico esempio è “la prodigalità forsennata”).
– Togliere ad un unico Giudice monocratico il potere di decidere sulla vita di una persona, e affidarlo ad un Collegio, composto anche da figure specialistiche in materia di disabilità;
– Stabilire, per gli amministratori di sostegno, l’obbligo tassativo di non avere in carico più di un beneficiario;
– Riconoscere al beneficiario il diritto ad essere direttamente sentito dal Giudice Tutelare;
– Equiparare, in ordine ai rapporti affettivi da preservare, congiunti di fatto e amici di lunga data, ai congiunti di sangue.

La petizione è ospitata sulla piattaforma Change.org a questo link, e può essere sottoscritta da chiunque ne condivida le finalità. (Simona Lancioni)



Per informazioni: Barbara Pavarotti e-mail: barbara.pavarotti@yahoo.it
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