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Un "Trust" per il futuro dei disabili soli: la volontà dei genitori diventa legge

21-10-2015 16:11 - News
Esiste in Italia dal 1992, ma con la legge sul "Dopo di noi" (che lo defiscalizza) conoscerà una forte crescita. Consente di vincolare denaro o immobili e un "progetto di vita", impegnando il "trustee" a realizzarlo quando i genitori non ci saranno più

ROMA - Si chiama "trust", in Italia già esiste da tempo, ma ora potrebbe diffondersi molto di più, soprattutto tra le persone disabili e in funzione di quel Dopo di noi a cui Renzi ha dedicato uno stanziamento specifico in legge di stabilità (90 milioni) e di cui si occupa una legge già vagliata alla Camera e in attesa di passare al Senato. Una legge che è il frutto di cinque proposte, unificate e integrate da Ileana Argentin, prima firmataria del testo unificato.

Tra le novità principali, c´è una cosa che si chiama "trust": a incoraggiarne l´inclusione nel testo normativo è stata Francesca Romana Lupoi, avvocato dell´associazione Trust in Italia. "Nessuna delle cinque proposte includeva il trust - ci spiega - che pure già esisteva in Italia dal 1992, in virtù di una convenzione di diritto internazionale. In alcune di queste proposte si parlava invece di ´fondo di sostegno´, che però non aveva alcuna base giuridica. Per questo, ho proposto di sostituire questa espressione con ´trust´, ormai ampiamente riconosciuto e praticato dai giudici tutelari. E i legislatori mi hanno seguito".

Ma in cosa consiste il trust? "E´ una sorta di patrimonio segregato, separato rispetto a quello personale del soggetto che lo gestisce: nel fondo in trust, si va a mettere una somma, un bene mobile o immobile, secondo modalità molto flessibili (per esempio, anche con versamenti periodici, ndr): e questo viene ´consacrato´, destinato esclusivamente alla finalità prevista. E nessuno può toccarlo, se non il beneficiario". Il trus, insomma, ha bisogno di tre soggetti: un "disponente", ovvero il proprietario del bene; il beneficiario; e il "trustee", ovvero colui che è chiamato a gestire quel bene, secondo le modalità e le volontà indicate dal disponente.

Questo strumento giuridico e finanziario è molto utilizzato in ambito sociale, "anche in caso di donazioni - spiega Lupoi - In questi casi, spesso il disponente è una persona anziana che vuole sostenere una determinata realtà ma non ha le capacità o la possibilità o l´intenzione di occuparsene in prima persona, quindi nomina un trustee". Anche nell´ambito della disabilità, questo strumento inizia ad essere sempre più conosciuto e utilizzato: "Qui il trustee non è generalmente remunerato, come accade negli altri casi, ma quasi sempre è un membro della famiglia o della rete amicale. Il disponente è di solito il genitore, il beneficiario naturalmente è il figlio disabile. Il bene può essere una somma di denaro, o un immobile, anche lo stesso in cui la famiglia vive attualmente: in questo caso, i genitori possono riservarsene una parte come nuda proprietà. Ma la cosa importante, soprattutto quando parliamo di trust per il Dopo di noi, è che questo è un vero e proprio programma di vita e qui sta la sua forza".

In che senso? "Nell´atto, viene indicato con precisione come la famiglia vuole che sia utilizzato quel bene. Si allegano le cosiddette ´lettere dei desideri´, in cui i genitori declinano un vero e proprio progetto per il figlio. In questo modo, sotto questo profilo la loro morte sarà irrilevante, perché il trustee garantirà l´esecuzione di quel progetto e il figlio sarà completamente tutelato". Il trustee, in definitiva, consiste in un bene vincolato, con un corollario ben preciso di regole e indicazioni a cui il trustee dovrà attenersi: in questo modo, desideri e progetti diventano legge. "Per questo, l´atto di trust è su misura, entra nel cuore dei genitori e nelle abitudini del ragazzo. Il trustee si impegna a realizzare nel miglior modo possibile le volontà dei disponenti. Ed eventuali violazioni saranno perseguibili davanti al giudice", precisa Lupoi.

Un esempio? Una coppia ha un figlio disabile ormai adulto e una grande casa di proprietà - racconta Lupoi, riferendo di un caso seguito tempo fa - I genitori hanno diviso l´appartamento in due parti, riservandosene una per usufrutto. Nell´altra ala dell´appartamento, il ragazzo ora vive insieme ad altri cinque ragazzi con disabilità, costantemente assistiti dagli operatori di una cooperativa. In questo modo, il Dopo di noi si sta realizzando anche prima. E la famiglia, dopo diversi anni di sperimentazione, si dice molto soddisfatta".

Ora, con l´inserimento del trust nella legge per il Dopo di noi, questa pratica dovrebbe diffondersi ancora di più in questo ambito: "è infatti prevista la defiscalizzazione, in modo che non siano più dovute imposte ipotecarie e catastali, che ammontano a circa il 3%. Un ulteriore incoraggiamento alle famiglie, affinché utilizzino questo strumento, utile soprattutto nel sostenere quella domiciliarità che da più parti è richiesta". (cl)

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