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Siano le strutture ad adattarsi alle persone (non viceversa)

24-09-2015 16:02 - News
Posted by Ileana Argentin at 5:59 PM. Placed in Rassegna stampa category

"Noi Persone con Disabilità ad Alto Carico Assistenziale": si chiama così il Comitato che nel Lazio si è rivolto direttamente al Presidente della Regione e alla Cabina di Regia del Servizio Sanitario Regionale, per denunciare «la mancata presa in carico delle persone con disabilità ad elevato carico assistenziale, presso i Centri Semiresidenziali e Residenziali accreditati dalla Regione stessa»

Sono state due madri di persone con gravi disabilità, a nome del Comitato "Noi Persone con Disabilità ad Alto Carico Assistenziale", a rivolgersi direttamente al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e alla Cabina di Regia del Servizio Sanitario Regionale, per denunciare una situazione riguardante in realtà tutte o quasi le persone con disabilità del Lazio e i loro familiari. «Chiediamo - si legge infatti nella loro lettera - di porre in opera atti normativi volti a risolvere la problematica che ci riguarda e cioè la mancata presa in carico dei disabili ad elevato carico assistenziale presso i Centri Semiresidenziali e Residenziali ex art. 26 accreditati presso la Regione Lazio», ove naturalmente il riferimento è all´articolo 26 (Prestazioni di riabilitazione) della Legge 833/78, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale.
«In diversi casi documentabili - prosegue la lettera - alcuni Centri hanno recentemente rifiutato alcuni ragazzi perché necessitavano di rapporto 1 a 1 e quindi di un elevato carico assistenziale a causa della loro particolare disabilità. Per questo, l´8 settembre scorso, noi genitori coinvolti direttamente, supportati dalle associazioni dei familiari di persone con disabilità, ci siamo presentati davanti ai cancelli della Regione Lazio per dare visibilità al problema».

A tale iniziativa è seguito dunque un incontro con i componenti della Cabina di Regia del Servizio Sanitario Regionale e con il Caposegreteria del presidente Zingaretti, che hanno esposto alcune proposte di modifica agli attuali regolamenti del settore, sottolineando, ad esempio, la volontà di affidare l´elaborazione del progetto terapeutico individuale e anche la definizione del budget, non più ai Centri in questione, ma alle ASL di appartenenza, in modo tale da favorire sia la competitività dell´offerta delle diverse strutture, sia la giusta corrispondenza tra l´offerta dei Centri stessi e le necessità delle persone con disabilità, così come previste dal piano terapeutico. E ancora, fatto certamente importante, è stata espressa l´intenzione di approfondire il lavoro sull´appropriatezza dei Centri.
«Queste modifiche ai regolamenti dei Centri ex art. 26 - si sottolinea nella lettera del Comitato - sembrano utili, a patto che poi le ASL di appartenenza abbiano i requisiti necessari per espletare queste nuove funzioni, a cominciare dalla sostenibilità. Da parte nostra abbiamo anche fatto presente, durante l´incontro, che i Centri dovrebbero organizzarsi diversamente per poter accogliere un utente con elevato carico assistenziale, e prevedere il rapporto di 1 a 1 soprattutto nel periodo dell´inserimento, oltre a figure professionali previste dall´Istituto Superiore di Sanità, come ad esempio il terapista ABA (Analisi Comportamentale Applicata) per le persone con disturbi dello spettro autistico. In generale, quindi, deve valere la regola che i Centri ex art. 26, dovendo accogliere anche persone con particolari disabilità, abbiano una flessibilità organizzativa tale da far sì che siano essi ad adattarsi alla persona con disabilità e non viceversa. Attualmente, invece, sembra che l´utente su cui lavora il Centro debba essere necessariamente "tranquillo", cioè corrispondere a un "ideale di disabile". In un sistema concorrenziale, pertanto, dovrebbero essere premiati i Centri aggiornati con le nuove acquisizioni scientifiche, con operatori competenti e specializzati per la specifica disabilità e che sappiano offrire attività di laboratorio adatte. Rispetto a queste ultime, poi, dovrebbero essere aperte anche alle persone disabili con elevato carico assistenziale, perché spesso, con la giustificazione che manca il personale di assistenza, esse non sono affatto accessibili a tutti».

«Un altro punto importante - conclude la lettera - è quello di guardare anche al privato e al volontariato sociale che già opera nel campo della disabilità (Cooperative, ONLUS, Associazioni) e di cui le famiglie già si avvalgono, pagando di persona, perché spesso offrono servizi utili e capaci di dare una risposta alla disabilità ad elevato carico assistenziale. Che si possa cioè prevedere che il sistema di accreditamento con la Regione Lazio o di delibere "ad hoc" venga esteso a diverse realtà territoriali, rispetto ai Centri ex art 26, laddove questi non dovessero fornire risposte adeguate per tutti». (S.B.)

Tratto da http://www.superando.it/2015/09/23/siano-le-strutture-ad-adattarsi-alle-persone-non-viceversa/

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